Retrospettiva su EFSA@EXPO – Al di là della sperimentazione animale: reinventare la valutazione del rischio chimico

La valutazione della sicurezza delle sostanze chimiche si basa tradizionalmente su test sperimentali su animali. Ma la società manifesta crescente obiezione a tale approccio, che non sempre conduce a risultati soddisfacenti. La tossicologia finalizzata alla regolamentazione ha iniziato ad adottare nuovi approcci di caratterizzazione del rischio che potrebbero essere integrati nelle valutazioni di sicurezza a fini normativi. Lo scopo ultimo è quello di mutare in maniera radicale il modo in cui valutiamo la sicurezza delle sostanze chimiche, rimpiazzando i tradizionali esperimenti sugli animali con una tossicologia predittiva che si basi su una comprensione completa di come le sostanze chimiche possano provocare effetti nocivi sull’uomo.

Oltre la sperimentazione animale: le frontiere della tossicologia predittiva

Il primo relatore della conferenza, Thomas Hartung della John Hopkins University, è stato molto esplicito sulla questione: "La sperimentazione animale è inadeguata," ha affermato. Integrare e sostituire gradualmente questa colonna portante dei test tossicologici tradizionali non sarà facile, purtuttavia il prof. Hartung ha illustrato alcune delle nuove sfide e degli approcci emergenti nel campo della valutazione del rischio chimico.

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Strategie di sperimentazione alternative e integrate 

La Germania vanta uno dei primi organismi al mondo preposti alla regolamentazione delle alternative alla sperimentazione animale (ZEBET) e Horst Spielmann, recente pensionato della Libera università di Berlino, ne è stato a capo. Esperto di ricerca scientifica e di normative, il prof. Spielmann ha illustrato come le strategie di sperimentazione integrate che associano test in vitro (su cellule o tessuti, non su animali interi) con test svolti precedentemente in vivo (su animali o esseri umani) siano già una realtà della regolamentazione in campo cosmetico.

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Gestire conoscenze, informazioni e dati tossicologici 

Il concetto di “meccanismo d’azione di un evento avverso” (AOP o “adverse outcome pathway”) mette a disposizione una metodica per gestire le nostre conoscenze del meccanismo d'azione dei composti, che aiuta a estirpare il nesso di causalità dalla massa di informazioni disponibili. Ellen Fritsche dell’Istituto tedesco Leibniz di ricerca per la medicina ambientale, ha presentato e proposto l'AOP per trasporre i dati di tossicità generati da metodi alternativi al contesto normativo.

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Tossicologia predittiva: dati in vitro e modelli in silico

Il Centro comune di ricerca della Commissione europea coordina i programmi europei per sostituire i test in vivo di tossicità sistemica a dose ripetuta. Il progetto europeo SEURAT, ha spiegato Elisabet Berggren, si propone di elaborare un quadro di modalità di azione tossicologica per descrivere come qualsiasi sostanza possa influire negativamente sulla salute umana, e di utilizzare tale conoscenza per sviluppare modelli teorici, sperimentali e computazionali (in vitro) complementari alle valutazioni scientifiche della sicurezza.

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Simulazione degli effetti chimici

Le simulazioni al computer vengono ampiamente utilizzate come supporto agli esperti umani nel valutare gli effetti chimici, ha spiegato Emilio Benfenati dell'Istituto italiano di ricerche farmacologiche Mario Negri. La potenza di elaborazione di un computer è in grado di eseguire analisi quantitative del rapporto struttura-attività integrando diversi approcci.

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Una biblioteca tossicologica dei composti

Le agenzie scientifiche degli Stati Uniti collaborano allo sviluppo di approcci innovativi per caratterizzare le modalità d’azione delle sostanze tossiche nei test chimici. Raymond Tice, dell’Istituto nazionale per la medicina ambientale (NIEHS), ha fatto piena luce sul programma Tox21. Una vasta biblioteca tossicologica dei composti viene utilizzata come fonte di informazione per prevedere le probabili reazioni degli organismi quando vengono esposti a una serie di sostanze chimiche utilizzate per lo più nei pesticidi. Presentation

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"Il polmone su microchip" per generare dati pertinenti all’uomo

Remi Villenave, di Emulate negli Stati Uniti, utilizza la tecnologia “organi su chip” per comprendere meglio i meccanismi delle malattie, studiare l'interazione ospite-patogeno e testare nuovi protocolli terapeutici. Questi microchip microfluidici tridimensionali contenenti colture cellulari riproducono tessuti viventi e sono già utilizzati per simulare il comportamento biologico e generare dati per testare i farmaci.

Sviluppi promettenti, ma occorre ulteriore lavoro

I relatori hanno convenuto che le culture tridimensionali si stanno evolvendo e sono promettenti, ma il livello di standardizzazione deve essere valutato attentamente per evitare ulteriore incertezza nei loro usi futuri. Grandi banche dati istituzionali miglioreranno e aumenteranno la disponibilità dei dati, ma la transizione a metodi alternativi di sperimentazione deve procedere più velocemente. Vitale è l’intensificazione del dialogo e della collaborazione tra autorità di regolamentazione, mondo accademico e fornitori di dati (ad esempio aziende, laboratori).

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