Relazione congiunta EFSA-ECDC sulla resistenza agli antimicrobici nei batteri zoonotici che interessano esseri umani, animali e alimenti

Comunicato stampa
14 marzo 2012

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) hanno pubblicato la seconda relazione congiunta dell’Unione europea (UE) sulla resistenza agli antimicrobici in batteri zoonotici che interessano esseri umani, animali e alimenti. La relazione fornisce un contributo importante al lavoro in corso nell’Unione europea per combattere la resistenza agli antimicrobici. L’EFSA e l’ECDC sono fra i protagonisti a livello di UE che partecipano il 14-15 marzo a una conferenza organizzata dalla Presidenza danese del Consiglio dell’Unione europea per discutere di interventi congiunti per contrastare la resistenza agli antimicrobici.

La relazione, basata su dati del 2010 provenienti dagli Stati membri dell’UE, segnala una resistenza a diversi antimicrobici rilevata comunemente in batteri zoonotici[1] quali Salmonella e Campylobacter, ossia le principali cause di infezioni alimentari nell’UE; tuttavia l’incidenza del fenomeno è rimasta inalterata negli animali e negli alimenti rispetto all’anno precedente.

Le zoonosi costituiscono una minaccia importante per la salute pubblica nell’UE: la resistenza dei batteri zoonotici agli antimicrobici utilizzati per trattare queste malattie preoccupa in modo crescente, a livello tanto europeo quanto globale. L’EFSA ha compreso presto, sin dalla sua istituzione, l’entità del problema e già dal 2004 si occupa di raccogliere dati significativi e di riferire sulle tendenze della resistenza agli antimicrobici negli animali e negli alimenti. Nel quadro del Piano di azione della Commissione europea contro la resistenza agli antimicrobici è previsto che l’EFSA debba intensificare ulteriormente non solo i suoi sforzi, ma anche la cooperazione con altri partner chiave quali l’ECDC e l’Agenzia europea per i medicinali,” ha dichiarato Catherine Geslain-Lanéelle, Direttore esecutivo dell’EFSA.

Marc Sprenger, Direttore dell’ECDC, ha soggiunto: “La campylobatteriosi è l’infezione zoonotica segnalata più di frequente negli esseri umani e la gravità della resistenza del Campylobacter a parecchi antimicrobici, compresa la ciprofloxacina, costituisce motivo di crescente preoccupazione nell’Unione europea. L’ECDC è da tempo al corrente della minaccia rappresentata dalla resistenza agli antimicrobici e per tale motivo abbiamo raccolto dati di sorveglianza e coordinato la Giornata europea degli antibiotici. Questa nuova relazione è un altro importante passo avanti. Con una sorveglianza armonizzata di dati relativi a esseri umani e animali potremo agire per prevenirne l’ulteriore diffusione tra gli esseri umani. L’ECDC continuerà a intensificare le relazioni che intrattiene con tutte le principali parti in causa, compresa l’EFSA, per fornire assistenza scientifica ai gestori del rischio in modo che essi possano contrattaccare in maniera efficace la resistenza agli antimicrobici dalla prospettiva di “una sola salute”.

Gli antimicrobici sono medicinali impiegati nell’uomo e negli animali per debellare determinati microrganismi che causano infezioni, ad esempio i batteri. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità certi gruppi di antimicrobici, ossia i fluorochinoloni (come la ciprofloxacina), le cefalosporine di terza generazione (come il cefotaxime) e i macrolidi (come l’eritromicina), sono d’importanza fondamentale in medicina umana. All’interno della filiera alimentare, gli antimicrobici usati per trattare varie malattie infettive negli animali possono essere uguali o molto simili a quelli impiegati nell’uomo.

Si ha resistenza agli antimicrobici quando i microrganismi sviluppano meccanismi che abbassano la loro sensibilità ai trattamenti con antimicrobici o che li rendono inefficaci. I batteri resistenti possono diffondersi attraverso numerose vie. I batteri zoonotici resistenti agli antimicrobici sono particolarmente preoccupanti perché possono passare dagli animali negli alimenti e quindi all’uomo, compromettendo l’efficacia del trattamento delle infezioni negli esseri umani.

La relazione sulla resistenza agli antimicrobici nei batteri zoonotici mostra che un’elevata percentuale di Campylobacter negli esseri umani è resistente alla ciprofloxacina, un antibiotico di importanza fondamentale. Per contro si è registrato un basso livello di resistenza rispetto a un altro antimicrobico di importanza cruciale: l’eritromicina. La campylobatteriosi è l’infezione zoonotica più segnalata negli esseri umani all’interno dell’UE, con oltre 200 000 casi nel 2010. Per gli antimicrobici usati comunemente, come l’ampicillina e le tetracicline, si registra un elevato grado di resistenza. Negli animali e negli alimenti una percentuale molto alta di Campylobacter ha mostrato di essere resistente alla ciprofloxacina, segnatamente nei polli ma anche nei suini e nei bovini.

Negli esseri umani un’alta percentuale di Salmonella, responsabile di circa 100 000 casi di salmonellosi negli esseri umani riportati nel 2010, risulta resistente ai comuni antimicrobici, benché il grado di resistenza ai principali antimicrobici sia relativamente basso. Per contro negli animali e negli alimenti sono stati riscontrati alti livelli di resistenza ad antimicrobici di uso comune per Salmonella e nei polli alla ciprofloxacina.

Il batterio indicatore «E. coli[2]» nei polli ha mostrato resistenza alla ciprofloxacina, un antimicrobico fondamentale; mentre l’indicatore «enterococchi» ha registrato negli animali un’alta resistenza a un altro importante antibiotico: l’eritromicina.

La relazione contiene anche informazioni sulla presenza di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (Meticillin-resistant Staphylococcus aureus ovvero MRSA) in animali e alimenti provenienti da undici Stati membri dell’UE e da un Paese membro dell’EFTA. La presenza di MRSA è stata rilevata varie specie animali diverse tra loro tra cui suini, polli, bovini, cani e cavalli nonché in alcuni alimenti di origine animale. 

Per maggiori informazioni sulla resistenza agli antimicrobici


Note per i redattori:

La relazione tratta la resistenza agli antimicrobici in Salmonella e Campylobacter negli esseri umani, negli animali e negli alimenti nonché in batteri che non causano malattie come gli indicatori «E. coli» ed «Enterococchi» provenienti da animali e alimenti. L’EFSA e l’ECDC hanno analizzato le informazioni presentate da 26 Stati membri dell’UE e da tre Paesi dell’EFTA sulla resistenza agli antimicrobici nel 2010. Sin dal 2004 l’EFSA analizza la resistenza agli antimicrobici nei batteri zoonotici presenti in animali e alimenti.

Non è possibile confrontare direttamente le rilevazioni sulla resistenza agli antimicrobici negli esseri umani e negli alimenti/animali contenute nella relazione, essendo state usate definizioni di resistenza in parte diverse. Dalla relazione emerge che occorre un’ulteriore armonizzazione dei dati in modo da consentire un migliore raffronto tra i livelli di resistenza agli antimicrobici negli esseri umani di diversi Paesi nonché tra esseri umani, animali e alimenti.

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[1] Le zoonosi sono infezioni e malattie trasmissibili direttamente o indirettamente fra animali ed esseri umani per esempio attraverso il consumo di alimenti contaminati o venendo in contatto con animali infetti.
[2] I batteri E. coli ed Enterococchi analizzati nella relazione non erano patogeni, cioè non causavano malattie. Questi batteri possono indicare il livello di resistenza antimicrobica presente nella flora batterica normale dell’intestino degli animali sani.