L’EFSA valuta la minaccia posta dal nematode del pino

Notizia
24 gennaio 2012

L’EFSA ha concluso che il pino domestico, una specie arborea ampiamente diffusa in Portogallo e Spagna, deve essere tuttora considerato un potenziale ospite del nematode del pino. Il gruppo di esperti scientifici sulla salute dei vegetali dell’Autorità auspica che siano condotte ulteriori ricerche per valutare la minaccia posta da questo parassita agli alberi europei.

Le conclusioni sono contenute in un parere scientifico sul rischio fitosanitario associato ad alcune specie di conifere in seguito alla diffusione del nematode del pino (Bursaphelenchus xylophilus), una malattia importante presente nell’America settentrionale e nell’Estremo Oriente. In Europa il problema è perlopiù circoscritto al Portogallo continentale, dove una prima epidemia di nematode del pino si è verificata nel 1999 e dove sono state introdotte misure di emergenza per impedire la sua ulteriore diffusione[1].

Il nematode provoca il deperimento del pino, cui fa seguito la morte repentina della pianta. Le specie di conifere suscettibili al nematode vengono infestate dal parassita, che penetra nella pianta attraverso le ferite causate dall’attività trofica (ferite di nutrizione) o dalla deposizione delle uova (punture di ovideposizione) degli insetti vettori.

La Commissione ha chiesto al gruppo di esperti scientifici sulla salute dei vegetali di chiarire nello specifico il rischio associato alla specie Pinus pinea (il pino domestico del Mediterraneo), a fronte di una richiesta presentata da Portogallo e Spagna di cancellare la specie dall’elenco di piante dell’UE considerate suscettibili al nematode. Al gruppo di esperti scientifici è stato chiesto inoltre di esaminare le piante dei generi Chamaecyparis, Cryptomeria e Juniperus, non presenti nell’elenco UE delle piante suscettibili[2].

In merito a P. pinea, il gruppo di esperti scientifici ha effettuato una particolareggiata disamina della letteratura e ha analizzato una valutazione del rischio trasmessa dal Portogallo. Il gruppo di esperti scientifici ha respinto la dichiarazione contenuta nel fascicolo portoghese secondo cui P. pinea non sarebbe una pianta ospite del nematode del pino, affermando che il numero limitato di campioni di P. pinea considerati nello studio non era sufficiente a giustificare tale conclusione e che i risultati ottenuti non potevano essere estrapolati ad altre zone del Portogallo. Il gruppo di esperti scientifici ha inoltre portato l’esempio di altre conifere del Nord America che possono essere infestate dal nematode del pino, pur rimanendo prive di sintomi per molti anni.

Quanto all’insetto vettore Monochamus galloprovincialis, lo studio portoghese menzionava un esperimento che dimostrava un tasso di ovideposizione nel P. pinea relativamente basso rispetto alla specie suscettibile Pinus pinaster. Tuttavia, il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA ha fatto notare che l’ovideposizione nel P. pinea è comunque possibile, aggiungendo tra l’altro che non si possono estrapolare i risultati dell’esperimento a foreste con composizioni vegetali differenti e ambienti diversi.

Inoltre, il gruppo di esperti scientifici ha rilevato che M. galloprovincialis è distribuito su una vasta area geografica e che le popolazioni locali possono esibire preferenze per le specie ospiti diverse rispetto a quelle degli insetti rinvenuti in Portogallo. Per esempio, in Italia sono stati segnalati attacchi di M. galloprovincialis a carico di esemplari di P. pinea.

Nel complesso, il gruppo di esperti scientifici considera basso il rischio di diffusione del nematode del pino attraverso piante e legno di P. pinea nel caso in cui il volume di materiale commercializzato sia limitato. Al tempo stesso, tuttavia, ha rilevato che tale valutazione è soggetta a un’elevata incertezza, in considerazione della mancanza di dati relativi all’interazione tra gli insetti vettori, il nematode e la specie P. pinea.

Il gruppo di esperti scientifici ha concluso che le informazioni disponibili riguardo a Chamaecyparis, Cryptomeria e Juniperus suggeriscono che gli esemplari di queste specie non sono interessati dalla sindrome del deperimento del pino e non fungono da ospiti efficienti del nematode del pino. Anche in questo caso, tuttavia, gli esperti fanno notare che l’assenza di dati riguardanti l’interazione nematode-vettore-pianta ha reso difficile l’elaborazione di dichiarazioni certe sul rischio.

Il gruppo di esperti scientifici raccomanda che siano condotte ulteriori ricerche, soprattutto sull’interazione tra nematode del pino, insetti vettori e le specie Chamaecyparis, Cryptomeria, Juniperus e P. pinea; suggerisce inoltre di effettuare studi sulla capacità del nematode di sopravvivere in piante coltivate sottoposte a un trattamento di immunizzazione nei confronti del parassita.

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[1] La Commissione europea impone agli Stati membri l’obbligo di adottare misure nei confronti di conifere considerate suscettibili al nematode e che potrebbero favorirne la diffusione durante il trasporto di piante infestate o di prodotti vegetali non trattati.
[2] P. pinea è coltivato su vasta scala per la produzione di pinoli. Il suo legno è usato per le costruzioni leggere, i container e come polpa meccanica per cellulosa e carta. La corteccia può essere utilizzata nei mezzi promotori della crescita vegetale, mentre le pigne possono essere commercializzate come pacciame per vivai. P. pinea è inoltre diffusamente coltivato come pianta ornamentale oltre che per la conservazione del suolo e la protezione delle colture agricole costiere. Gli alberi dei generi Chamaecyparis e Cryptomeria sono apprezzati in Europa come piante ornamentali e da giardino. Le piante di Juniperus sono ampiamente diffuse in Europa e nell’emisfero settentrionale.