L’EFSA valuta i fattori che contribuiscono al Campylobacter nei polli

Notizia
5 agosto 2010

L’EFSA ha pubblicato una valutazione dei fattori che possono contribuire alla diffusione di Campylobacter nei polli vivi e nelle carcasse di polli nell’Unione europea (UE). La relazione scientifica fa seguito alla pubblicazione della prima indagine svolta dagli Stati membri in tutta l’UE sulla presenza di questo batterio nei polli e nelle loro carcasse[1] . I risultati saranno utilizzati dai valutatori dei rischi[2] per indagini più approfondite sul ruolo svolto dalla carne di pollo in relazione alla campilobatteriosi umana. Contribuiranno inoltre a informare la definizione di possibili opzioni di controllo da parte dei gestori del rischio a livello di Stati membri e di UE.

L’EFSA pone in evidenza una serie di fattori da considerare nella progettazione di misure o programmi nazionali di controllo del Campylobacter per i polli e la carne di pollo. L’EFSA raccomanda che i programmi di controllo si basino su un approccio integrato che comprenda sia gli allevamenti di pollame sia il processo di macellazione. Ulteriori studi a livello nazionale potrebbero inoltre consentire una migliore individuazione dei fattori di rischio per le infezioni da Campylobacter in ciascun Paese. 

Nella relazione l’EFSA afferma che i lotti di polli infetti da Campylobacter hanno 30 volte più probabilità di produrre carcasse contaminate da Campylobacter e che i lotti infetti hanno anche maggiori probabilità di produrre carcasse con un numero più elevato di Campylobacter sulla loro superficie. La relazione specifica, tuttavia, che è altresì possibile che le carcasse contaminate derivino da lotti di polli non infetti, suggerendo una possibile contaminazione crociata all’interno del macello.

La relazione rileva che il rischio di contaminazione da Campylobacter delle carcasse varia sensibilmente tra i Paesi e tra i macelli all’interno dello stesso Paese, e così anche la quantità di Campylobacter trovata sulle singole carcasse. Ciò indica che alcuni macelli sono maggiormente in grado di controllare il Campylobacter rispetto ad altri.

Sono stati individuati anche altri fattori associati a un aumentato rischio di contaminazione delle carcasse. Si tratta, in particolare, dell’età dei polli macellati, di alcuni specifici periodi dell’anno in cui i polli sono macellati (con un picco di contaminazione tra luglio e settembre) e dell’orario in cui le carcasse sono trattate (con un rischio più elevato di contaminazione nell’ultima parte della giornata).

Anche le pratiche di spopolamento o “diradamento” negli allevamenti di polli sono emerse quale fattore che accresce il rischio di infezione. Queste pratiche consistono nella selezione, all’interno di un allevamento, di un certo numero di polli da inviare alla macellazione, lasciando gli altri proseguire l’accrescimento. Si ritiene che nel corso di queste pratiche gli esseri umani o altri vettori possano introdurre il Campylobacter e infettare i polli rimanenti.

Note per i redattori

Nell’Unione europea la campilobatteriosi è la malattia di origine alimentare riferita con maggior frequenza nell’uomo[3] . Secondo un recente parere del gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui pericoli biologici (BIOHAZ)[4] , la carne di pollo risulta essere un’importante, se non la principale, fonte di infezione da Campylobacter negli esseri umani. Il rischio per la salute umana deriva dal consumo di carne poco cotta o dalla contaminazione crociata tra alimenti. Una manipolazione corretta della carne cruda, una cottura completa e un’attenta igiene in cucina possono prevenire o ridurre il rischio posto dalla carne di pollo contaminata.

La relazione pubblicata oggi dall’unità Raccolta dei dati sulle zoonosi dell’EFSA si concentra in particolare sulla contaminazione da Campylobacter nei polli nelle prime fasi della catena alimentare, vale a dire all’inizio e alla fine della linea di macellazione, quando i polli giungono al macello e quando le carcasse vengono refrigerate dopo la macellazione. I risultati integreranno le altre informazioni disponibili in materia, quali gli studi epidemiologici sul Campylobacter nei polli.

I risultati saranno utilizzati dai valutatori dei rischi, come il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui pericoli biologici (BIOHAZ), nonché dai gestori dei rischi a livello di Stati membri e di UE per la definizione di possibili opzioni di controllo. 

Link utili

 

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a:
Ian Palombi, addetto stampa
Tel: +39 0521 036 149
E-mail: Press@efsa.europa.eu


[1] Unità Raccolta di dati sulle zoonosi dell’EFSA, “Analisi dell’indagine baseline sulla prevalenza di Campylobacter nei lotti di polli da carne e sulle carcasse dei polli da carne” pubblicata nel marzo 2010.
[2] Compreso il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui pericoli biologici (BIOHAZ).
[3] Consultala relazione sintetica comunitaria annuale dell’EFSA sull’andamento e sulle fonti delle zoonosi, gli agenti zoonotici e epidemie di origine alimentare nell’Unione europea (2008).
[4] Nel suo "Parere scientifico sulla quantificazione del rischio di campilobatteriosi umana causata dalla carne di pollo nell’Unione europea” il gruppo di esperti scientifici BIOHAZ dell’EFSA ha concluso che la manipolazione, la preparazione e il consumo di carne di pollo possono essere direttamente responsabili del 20-30% dei casi di campilobatteriosi umana riscontrati nell’UE