L'EFSA pubblica una relazione sui potenziali scenari di diffusione del “virus di Schmallenberg" nei ruminanti

Notizia
8 febbraio 2012

L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato un’analisi preliminare degli scenari potenziali riguardanti le modalità con cui un nuovo virus, denominato “virus di Schmallenberg" [1], potrebbe diffondersi tra gli animali nei prossimi mesi. La relazione, che è stata discussa in seno al Comitato permanente per la catena alimentare e la salute animale (SCOFCAH) il 7 febbraio scorso, fornirà elementi utili alla Commissione europea e agli Stati membri dell'UE in merito alla situazione attuale e quella possibile in futuro nell'Unione europea. Si suppone che il virus appartenga a un gruppo di virus trasmessi da insetti vettori. La relazione sottolinea la necessità di disporre di ulteriori dati per monitorare la presenza di questo virus di recente segnalazione e fornisce le specifiche tecniche per la relativa raccolta di dati in tutti gli Stati membri.

La relazione tecnica redatta dall’EFSA si concentra sugli aspetti di salute e benessere animale relativi al nuovo virus scoperto, mettendo in evidenza come sussistano molte incertezze ad esso associate. Il virus è stato riscontrato in ovini, bovini e caprini e finora ha infettato animali in Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito.

Si ritiene che il virus faccia parte del sierogruppo Simbu di virus trasmessi da moscerini e zanzare ed è quindi probabile che il nuovo virus venga trasmesso con le stesse modalità. Tuttavia la possibilità di trasmissione diretta da animale a animale, anche se improbabile, non può essere esclusa in questa fase. Si è osservato che negli animali infetti il virus causa al momento febbre, diarrea e calo della produzione lattea sino a una settimana. Se l'infezione si verifica in animali gravidi nel corso di una fase breve e vulnerabile della gravidanza [2], può causare gravi anomalie alla nascita nella prole.

Sulla base dei limitati dati disponibili, il rapporto fornisce scenari epidemiologici che potrebbero essere osservati nei prossimi mesi in Europa. Le serie di scenari sono state sviluppate basandosi sull'ipotesi che la modalità di trasmissione e i vettori che trasmettono il virus siano simili a quelli della febbre catarrale [3]. L'analisi conclude che il numero di vettori e la temperatura hanno un impatto sull’eventuale diffusione del virus all’interno di una popolazione animale suscettibile. Vi è tuttavia carenza di dati su molti aspetti, ad esempio su quanto sia probabile che gli animali divengano immuni. Ciò è un elemento importante perché la conoscenza scientifica dei virus imparentati indica che gli animali sono in grado di sviluppare una forte immunità dopo l’esposizione al virus,il che ha un influsso sul modo in cui il virus può diffondersi in futuro.

Per valutare l'impatto del virus a livello di Unione europea e la sua possibile diffusione ulteriore, occorrono dati di sorveglianza provenienti da tutti gli Stati membri dell'UE. Sulla base della sua esperienza nella valutazione dei rischi connessi ad altre malattie a trasmissione animale e vettoriale, come la febbre catarrale, l'EFSA collaborerà con gli Stati membri per garantire che i dati epidemiologici raccolti nei prossimi mesi offrano una panoramica della situazione in Europa. Nel corso dell’intero processo l'EFSA condividerà periodicamente le relazioni sullo stato e l'analisi dei dati raccolti.

Una valutazione preliminare del Centro europeo per la prevenzione e controllo delle malattie (ECDC) conclude che non esiste attualmente alcuna prova che il virus possa provocare malattia nell'uomo. Poiché i virus geneticamente più collegati [4] non causano malattie negli esseri umani, è improbabile che questo nuovo virus possa colpire l'uomo, ma in questa fase non può nemmeno essere escluso. L’EFSA continua a tenersi a stretto contatto con l’ECDC onde monitorare in maniera ravvicinata il possibile impatto sulla salute pubblica e affronterà le aree di interesse per la salute umana, nel caso se ne dovessero presentare.


Note per i redattori:

La Commissione europea ha chiesto all'EFSA di fornire assistenza scientifica e tecnica urgente sui possibili rischi derivanti dal virus. Sulla base dei dati raccolti dagli Stati membri, l'EFSA fornirà entro giugno 2012 una valutazione complessiva dell'impatto del virus sulla salute degli animali, sulla produzione animale e sul benessere degli animali insieme a uno stato dell’arte su quanto noto del virus.

Le informazioni disponibili sul nuovo virus scoperto in Europa nella seconda metà del 2011 indicano che esso fa parte del sierogruppo Simbu di virus appartenenti alla famiglia Bunyaviridae, del genere Orthobunyavirus. I virus appartenenti a tale sierogruppo sono stati riscontrati per lo più in ruminanti in Asia, Australia, Africa e Medio Oriente. Il virus di Akabane è stato riferito in passato in alcuni bovini in Turchia.

Per informazioni i giornalisti possono rivolgersi al servizio:
Relazioni Stampa EFSA
Tel. +39 0521 036 149
E-mail: Press@efsa.europa.eu


[1] Il virus è stato provvisoriamente chiamato “Schmallenberg” dal nome della località tedesca dove è stato individuato per la prima volta.
[2] Per il correlato virus di Akabane , negli ovini tale fase è tra i 28 e i 36 giorni di gravidanza e nei bovini tra i 75 e i 110 giorni.
[3] La febbre catarrale è un’infezione non contagiosa trasmessa da insetti del genere Culicoides che colpisce i ruminanti domestici e selvatici tra cui pecore, capre e cervi.
[4] I virus di Shamonda, di Aino e di Akabane