La nuova valutazione degli additivi alimentari europei

Entro il 2020 l’EFSA sottoporrà a nuova valutazione tutti gli additivi alimentari. Perché i consumatori possono stare tranquilli?

Nel corso degli ultimi decenni l’Unione europea (UE) ha istituito un sistema affidabile per la sicurezza alimentare che contribuisce a garantire la protezione dei consumatori dai possibili rischi di origine alimentare. Ciononostante i consumatori europei esprimono preoccupazione circa la sicurezza di quello che mangiano. Tra questi timori figurano possibili eventi avversi causati da additivi alimentati quali coloranti, conservanti e aromatizzanti; nel 2010 la presenza di tali sostanze negli alimenti è stata fonte di preoccupazione per il 66 % degli europei (di cui il 25 % era “molto preoccupato” e il 41 % “piuttosto preoccupato”). Si è registrato un incremento di cinque punti rispetto al 2005 (Eurobarometro n. 354, 2010).

Tutti gli additivi alimentari attualmente utilizzati nell’UE sono stati sottoposti a valutazioni sulla sicurezza ad opera dell’EFSA e/o del suo predecessore, il comitato scientifico dell’alimentazione umana (SCF), e vengono inseriti nell’elenco ufficiale dell’UE degli additivi alimentari approvati solamente se sono considerati sicuri per la salute umana. Inoltre, ove necessario, valutazioni sulla sicurezza condotte in precedenza vengono sottoposte a revisione e aggiornamento per tener conto di eventuali nuove informazioni scientifiche che lascerebbero presupporre un possibile rischio per la salute. Per aggiornare tale processo, nel 2010 la Commissione europea ha chiesto all’EFSA di valutare nuovamente, entro il 2020, la sicurezza di tutti gli additivi alimentari autorizzati in precedenza, tenendo conto dei dati scientifici più recenti. Sulla base della consulenza scientifica dell’EFSA, la Commissione europea e gli Stati membri potrebbero decidere congiuntamente di variare gli impieghi degli additivi o, se necessario, di depennarli dall’elenco UE degli additivi alimentari autorizzati per proteggere i consumatori. 

Esistono quasi 400 numeri “E” in elenco, con svariati utilizzi approvati per molti di essi. Come affronta l’EFSA questa sfida impegnativa?

Esistono centinaia di additivi alimentari e migliaia di modalità di impiego degli stessi per la produzione di alimenti e bevande. A sostegno dell’attività svolta dall’EFSA in campo, la legislazione dell’Unione specifica la tempistica per la loro nuova valutazione e i criteri per l’attribuzione delle priorità (ad esempio, a quando risale l’ultima valutazione dell’additivo alimentare, se esistono o meno nuove prove scientifiche o una preoccupazione emergente). In generale le tempistiche sono organizzate per tipologia di additivo alimentare; l’UE ha definito 26 cosiddette “classi funzionali” di additivi alimentari, che comprendono coloranti, dolcificanti, conservanti, emulsionanti, antiossidanti, agenti di rivestimento e altri. I coloranti alimentari verranno sottoposti a nuova valutazione per primi, in quanto sono stati tra i primi additivi a essere autorizzati all’uso nell’UE. Molti dolcificanti, al contrario, sono stati approvati più di recente e la loro revisione è in programma dopo il 2015. L’EFSA può inoltre cambiare l’ordine di priorità di una nuova valutazione per un additivo alimentare alla luce di eventuali nuove informazioni; ad esempio il termine per la valutazione del dolcificante artificiale aspartame è stato anticipato dal 2020 al 2013 per i timori insorti in seguito a studi recenti.

La capacità dell’EFSA di valutare nuovamente la sicurezza di un additivo alimentare dipende essenzialmente dalla disponibilità di dati scientifici. Per quanto riguarda i nuovi additivi alimentari, il richiedente è tenuto a presentare un fascicolo tecnico dettagliato da sottoporre a valutazione scientifica. Ciò non accade per le valutazioni di additivi alimentari già in uso, e pertanto i dati devono essere ottenuti mediante consultazione pubblica. L’EFSA si serve di tali consultazioni per acquisire dati sia nuovi sia emergenti, nonché per ottenere eventuali studi scientifici originali presentati a supporto della precedente richiesta di autorizzazione all’UE.

L’EFSA ha già avviato più di dieci inviti a presentare dati riguardanti gruppi o classi complete di additivi alimentari e/o specifici per un solo additivo alimentare o per un gruppo ristretto di additivi. Una pianificazione attenta consente all’EFSA di vagliare e organizzare i dati scientificamente rilevanti prima che gli stessi vengano esaminati dagli esperti dell’EFSA. I dati trasmessi da scienziati, centri di ricerca, autorità nazionali competenti e altre parti interessate fanno sì che l’EFSA possa condurre la miglior valutazione possibile utilizzando i dati scientifici più affidabili e aggiornati.

L’EFSA sta ricevendo un volume sufficiente di dati? Le nuove valutazioni stanno sortendo qualche effetto?

Al 2012 l’EFSA ha portato a termine la nuova valutazione della maggior parte dei coloranti alimentari e, con una lungimiranza ancora maggiore, ha adottato la sua prima nuova valutazione di un colorante non alimentare nel 2011: si tratta di un antiossidante chiamato butilidrossianisolo o BHA (E 320). L’Autorità ha compiuto inoltre notevoli progressi nella raccolta di dati relativi agli altri coloranti nonché a molti conservanti, antiossidanti, cere, emulsionanti e gelificanti. Tuttavia, talvolta l’EFSA si trova a dover pubblicare altri inviti a presentare dati a causa della scarsità di informazioni disponibili.

Tra gli additivi alimentari sottoposti a nuova valutazione, l’EFSA ha ridotto la dose giornaliera accettabile per tre coloranti alimentari (E 104, E 110, E 124) in quanto, sulla scorta di nuovi dati, ha ritenuto che l’esposizione umana a tali coloranti potrebbe essere maggiore di quanto inizialmente valutato. Di conseguenza, a marzo del 2012, la Commissione europea ha abbassato i livelli massimi di tali coloranti che possono essere utilizzati negli alimenti.

Un altro impatto significativo di questa attività è stato il ritiro dal mercato del colorante Rosso 2G (E128) nel 2007. Nuove prove scientifiche pubblicate in quel periodo indicavano che l’impiego dell’additivo alimentare in questione poteva rappresentare un rischio per la sicurezza: oltre che essere cancerogeno, il Rosso 2G potrebbe anche causare danni al materiale genetico delle cellule umane. Le istanze decisionali dell’UE hanno convenuto con gli esperti dell’EFSA che tale additivo alimentare non poteva essere considerato sicuro per l’utilizzo umano e il suo impiego nell’UE è stato quindi sospeso.