Specie esotiche invasive

Si definisce specie esotica – costituita da animali, piante o microorganismi – una specie introdotta in seguito ad attività umana in un’area che la specie non avrebbe potuto raggiungere autonomamente. Alcune specie esotiche, come le patate e i pomodori, originarie del Sud America, hanno costituito per secoli un’importante fonte di reddito in Europa; altre, note come specie esotiche invasive, determinano gravi problemi dopo la loro introduzione in nuovi territori, come accade ad esempio con gli organismi nocivi in agricoltura e silvicoltura o con i vettori di malattie.

Molte delle specie invasive presenti in Europa, compresi alberi, colture, piante ornamentali da giardino e animali domestici, sono state introdotte intenzionalmente. Altre specie non indigene sono giunte in modo accidentale, come “clandestini” trasportati in container per via aerea o marittima, tra cui alcuni crostacei attaccati agli scafi delle navi. Raramente rappresentano una minaccia, se non quando raggiungono habitat naturali dove non vi sono concorrenti o predatori.

Qualunque sia il mezzo che li ha trasportati, la minaccia posta dalle specie invasive è in aumento a causa dei cambiamenti climatici, dei maggiori spostamenti dell’uomo e della globalizzazione del commercio. La Millennium Ecosystem Assessment (valutazione degli ecosistemi del millennio) classifica questi fenomeni come una delle principali cause di perdita della biodiversità, accanto a fattori quali distruzione di habitat, cambiamenti climatici e inquinamento.

Definizione del problema

Le specie indigene resistono agli organismi nocivi o alle malattie locali ma spesso non dispongono di difese naturali contro gli organismi “stranieri” e possono subire un tragico calo. Analogamente, animali o insetti tenuti sotto controllo dai predatori nel loro ambiente naturale possono riprodursi rapidamente e invadere un nuovo ambiente che sia privo di tali controlli ed equilibri.

Le conseguenze distruttive delle infestazioni di conigli e l’introduzione dello scoiattolo grigio americano in Europa sono ben note, ma è possibile annoverare molti altri esempi: la coccinella arlecchino, originaria dell’Asia, minaccia l’estinzione delle coccinelle indigene e di altri insetti europei; la nutria, il visone e il topo muschiato, portati dall’America per la loro pelliccia, sono attualmente presenti in Europa allo stato selvatico, danneggiando canali e sistemi di protezione contro le inondazioni e decimando specie indigene come i topi d’acqua; il poligono giapponese (Fallopia japonica), introdotto in Europa dall’Asia orientale come pianta ornamentale nel XIX secolo, sta recando danni alle piante naturali e alle specie di insetti in tutto il continente. Inoltre, è opinione diffusa che l’allarmante diminuzione del numero totale di api sia dovuto almeno in parte alla diffusione e all’impatto di organismi nocivi quali l’acaro Varroa.

Il progetto di ricerca Delivering Alien Invasive Species Inventories for Europe (inventario europeo delle specie esotiche invasive) finanziato dall’UE elenca più di 10 000 specie esotiche presenti nelle zone rurali, nei corsi d’acqua e negli ambienti marini europei. Pur non essendo tutte invasive, si stima che il 15 % di esse sia potenzialmente pericoloso per la diversità europea. Dal 1950 si è insediata più di una specie all’anno, e il fenomeno non accenna a  diminuire.

Specie invasive e salute umana

Oltre a provocare gravi danni all’ambiente e ai servizi ecosistemici, le specie invasive possono rappresentare una minaccia per l’uomo. La zanzara tigre (Aedes albopictus), giunta in Europa attraverso il commercio di pneumatici di automobili usate, è stata collegata alla trasmissione di oltre 20 agenti patogeni umani, tra cui la febbre gialla e la dengue. Piante esotiche quali l’ambrosia (Ambrosia sp.) e la panace gigante (Heracleum mantegazzianum) possono provocare allergie, irritazioni cutanee e bruciori. Le specie invasive hanno anche contribuito alla diffusione di virus quali influenza e HIV.

Costo finanziario

Le specie esotiche invasive possono comportare ingenti costi per i nuovi Paesi ospitanti. Per esempio, la grafiosi dell’olmo — causata da un fungo introdotto — ha devastato gli olmi europei, e il nematode del legno di pino (Bursaphelenchus xylophilus), sebbene originario del Nord America, si è introdotto in Portogallo provocando seri danni ad alcune specie di pino. Lo scoiattolo grigio americano non solo fa concorrenza agli scoiattoli rossi indigeni presenti in Italia e nel Regno Unito, annientandoli attraverso il parapoxvirus, ma danneggia anche le conifere e riduce il valore del loro legname.

Stando alle stime, il costo europeo in termini di controllo ed eradicazione delle specie esotiche invasive, nonché di risarcimento dei danni causati da esse, supera i 10 miliardi di euro all’anno, senza contare il costo di gravi agenti patogeni umani o i focolai di malattie degli animali.

Azioni intraprese

La convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica prevede che gli Stati membri, lì dove possibile e opportuno,  vietino l’introduzione di specie esotiche che minacciano gli ecosistemi, gli habitat o le specie e controllino o eradichino tali specie. Uno degli obiettivi della convenzione, adottata nel 2010, è il seguente: “entro il 2020 individuare e classificare in ordine di priorità le specie esotiche invasive e le loro vie d’ingresso, contenere o eradicare le specie ritenute prioritarie, gestire le vie di ingresso per impedire l’introduzione e l’insediamento di nuove specie”.

L’obiettivo delle Nazioni Unite è contemplato anche nella strategia dell’Unione europea in materia di biodiversità . Per favorire il raggiungimento di quest’obiettivo, l’Unione europea ha approvato un nuovo regolamento recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive (cfr. il quadro normativo dell’UE riportato di seguito).

A giugno 2011 il gruppo di esperti scientifici PLH ha concluso che esiste “un rischio di ulteriore ingresso e insediamento” della morte improvvisa della quercia (Phytophthora ramorum) nell’UE e che i recenti focolai infettivi – che hanno interessato, secondo le stime, 1 900 ettari di larice giapponese, o 500 000 alberi, soltanto in Inghilterra e in Galles – hanno rappresentato un “cambiamento radicale” nell’epidemiologia della P.ramorum. Il gruppo ha proposto una serie di opzioni per ridurre la probabilità di ulteriore diffusione.

A marzo 2012 un parere sui rischi posti dai nematodi a cisti della patata del Sud America (Globodera pallida e Globodera rostochiensis) a piante solanacee come patate e pomodori ha concluso sottolineando l’importanza delle misure fitosanitarie esistenti per prevenire l’ingresso di nuovi genotipi virulenti dell’organismo nocivo.

Sempre nel 2012 il gruppo di esperti scientifici PLH ha diffuso una valutazione dell’analisi del rischio fitosanitario per il territorio spagnolo derivante dalla mela lumaca (Pomacea insularum), redatta dal ministero spagnolo dell’Ambiente e degli affari rurali e marittimi. Le lumache mela, originarie del Sud America, sono organismi altamente nocivi per il riso e possono avere effetti devastanti nelle zone umide naturali. Successivamente  il gruppo di esperti scientifici ha pubblicato una valutazione approfondita del potenziale insediamento della lumaca mela nel territorio dell’UE, seguito nell’aprile 2014 da una valutazione del rischio ambientale derivante dalla mela lumaca, che ha evidenziato impatti potenzialmente assai negativi sulla biodiversità, nonché sul funzionamento e sui servizi ecosistemici nelle zone umide dell’Europa meridionale .

In un parere pubblicato ad aprile 2013 il gruppo di esperti scientifici PLH ha esaminato varie misure volte a limitare o a prevenire la diffusione nell’UE dell’aleurodide (Bemisia tabaci/argentifolii). La Bemisia tabaci è un organismo estremamente nocivo che si nutre di quasi tutti gli ortaggi ed è considerata una delle principali minacce per le colture a livello mondiale, specialmente a causa del gran numero di virus che trasmette.

A marzo 2013 il gruppo di esperti scientifici sulla salute e il benessere degli animali (AHAW Panel) dell’EFSA ha pubblicato un parere scientifico sul rischio d’ingresso nell’UE del piccolo scarabeo dell’alveare (Aethina tumida) e degli acari Tropilaelaps, nonché sull’individuazione e la valutazione delle opzioni di riduzione del rischio. Simili opzioni, ad elevata efficacia e fattibilità tecnica, sono state individuate per tutti gli scenari di rischio, tranne che per l’“importazione accidentale di api” e la “diffusione dell’organismo nocivo attraverso mezzi naturali e/o per via aerea”. Il gruppo di esperti scientifici ha individuato l’esigenza di metodi convalidati di rilevamento rapido sia per gli organismi nocivi sia per il trattamento e il campionamento di api importate in ambienti a prova d’insetto presso la destinazione designata.

Il gruppo di esperti scientifici sulla salute dei vegetali (gruppo PLH) è operativo dall’estate del 2006 e, su richiesta della Commissione europea, valuta il rischio per la salute dei vegetali posto dagli organismi nocivi. In base ai loro pareri scientifici, la Commissione europea decide l’inclusione o meno di tali organismi negli appositi elenchi dell’Unione europea. La fase iniziale del processo consiste nell’elaborazione di una valutazione del rischio fitosanitario o nell’analisi di un documento di valutazione del rischio fitosanitario, prodotto dalla parte che richiede l’applicazione di misure. Per armonizzare e illustrare il proprio approccio, il gruppo di esperti scientifici ha pubblicato una serie di documenti contenenti linee guida.

A gennaio 2010 il gruppo di esperti scientifici PLH ha messo a punto un insieme di principi per valutare i rischi posti dagli organismi nocivi alla salute dei vegetali. Tali principi sono stati definiti dopo la messa a punto di un documento orientativo sulla procedura e i criteri utilizzati dal gruppo di esperti scientifici PLH per l’analisi di documenti di valutazione del rischio fitosanitario ricevuti da terzi. Spesso questi documenti hanno formati diversi e variano in termini di metodologia e livello di completezza delle informazioni contenute. Così, per garantire omogeneità e chiarezza, è stato elaborato il suddetto documento orientativo.

A giugno 2012 il gruppo di esperti scientifici PLH ha pubblicato importanti linee guida per la valutazione dell’efficacia di metodi volti a ridurre il rischio di introduzione e diffusione di organismi nocivi nell’Unione europea.

Oltre a questi atti scientifici, il gruppo di esperti scientifici PLH ha pubblicato una metodologia per la valutazione dei rischi ambientali posti dagli organismi nocivi che possono entrare e stabilirsi nell’UE. Questo nuovo approccio comprende metodi di valutazione dell’impatto sugli ecosistemi sia in termini di biodiversità che di offerta di servizi eco sistemici. Il programma è stato usato per la prima volta nella valutazione del rischio ambientale derivante dalla mela lumaca, Pomacea maculata, eseguita dal gruppo di esperti scientifici PLH e pubblicata ad aprile 2014.

Specie esotiche invasive: nel 2014 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato un regolamento recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. Il regolamento stabilisce norme atte a prevenire, ridurre al minimo e mitigare gli effetti negativi causati dall’introduzione e dalla diffusione, deliberata e accidentale, delle specie esotiche invasive sulla biodiversità e sui relativi servizi ecosistemici, nonché su altre zone d’importanza  economica e sociale. A tal fine la Commissione europea detiene un elenco sempre aperto delle specie esotiche invasive preoccupanti, che viene periodicamente aggiornato e rivisto. Le specie indicate nell’elenco non possono essere introdotte intenzionalmente nel territorio dell’UE, né possono essere tenute, allevate, trasportate da, verso o all’interno dell’Unione, immesse sul mercato, coltivate o rilasciate nell’ambiente.

Salute dei vegetali: la direttiva 2000/29/CE del Consiglio stabilisce misure di protezione contro l’introduzione nell’Unione europea (UE) di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nell’UE. La direttiva contiene elenchi di organismi nocivi che minacciano la salute dei vegetali nell’Unione e riguarda piante vive e parti vive di piante, tra cui frutti, fiori recisi e sementi. Attualmente la Commissione europea è impegnata a rivedere la legislazione in materia di salute dei vegetali. La nuova normativa porrà maggiore attenzione ai flussi commerciali ad alto rischio provenienti da Paesi terzi, nonché al miglioramento della tracciabilità del materiale vegetale, oltre a introdurre meccanismi più efficaci di sorveglianza, attuare misure di eradicazione precoce dei focolai di nuove specie di organismi nocivi. In aggiunta, la bozza del nuovo regime fitosanitario comprende elementi connessi all’ambiente naturale e agli effetti prodotti da organismi nocivi su piante indigene, biodiversità e servizi ecosistemici.

Salute degli animali: per evitare l’introduzione nell’UE del piccolo scarabeo dell’alveare e dell’acaro Tropilaelaps attraverso l’importazione di api vive, nel 2003 la Commissione ha dato attuazione alla decisione 2003/881/CE relativa alle condizioni di polizia sanitaria per le importazioni di api vive, bombi e prodotti apicoli destinati all’utilizzo in apicoltura. La decisione 2003/881/CE è stata sostituita dal regolamento (UE) n. 206/2010 che include le condizioni di polizia per le importazioni di api regine e bombi regine vivi, nonché colonie di bombi provenienti da ambienti controllati. Tali condizioni consentono l’introduzione nell’UE di api regine con un numero limitato di api accompagnatrici unicamente dai Paesi terzi elencati nell’allegato II, parte 1, del regolamento (UE) n. 206/2010 (ossia Paesi i cui servizi veterinari sono autorizzati a rilasciare certificati per l’esportazione verso l’UE) e prevedono anche rigidi controlli sulle importazioni nell’Unione.