Sostanze attive a livello endocrino

Le “sostanze attive a livello endocrino” (EAS) sono sostanze in grado di interagire o interferire con la normale azione ormonale. Se producono effetti avversi sulla salute, sono chiamate “interferenti endocrini” (ED).

Il sistema endocrino è importante per la salute dell’uomo e degli animali perché regola e controlla il rilascio di ormoni. Le conoscenze scientifiche in questo campo sono ancora in evoluzione; pertanto la comprensione di cosa sia una EAS o un ED continua a essere oggetto di dibattito scientifico.

Gli esseri umani e gli animali possono essere esposti, tramite l’alimentazione e altre fonti, a un’ampia gamma di sostanza con attività endocrina. Le EAS possono essere di origine naturale (ad es. i fitoestrogeni presenti nella soia) o artificiali. Esempi di EAS talvolta presenti negli alimenti includono diversi pesticidi, inquinanti ambientali come diossine e PCB, e il bisfenolo, un materiale destinato al contatto con gli alimenti. Alcune EAS sono impiegate intenzionalmente nei farmaci (pillole anticoncezionali, sostituti di ormoni tiroidei) a causa delle loro proprietà a livello endocrino.

Lavori completati

Il 15 giugno 2016 la Commissione europea ha presentato i criteri per individuare gli interferenti endocrini nel campo dei prodotti fitosanitari e dei biocidi. La Commissione ha proposto al Consiglio e al Parlamento europeo di adottare un approccio per l'individuazione degli interferenti endocrini basato su evidenze scientifiche e di approvarne la definizione data dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Nel marzo 2013 il comitato scientifico dell'EFSA ha pubblicato un parere scientifico sulla valutazione dei pericoli da interferenti endocrini, in cui si descrivono i criteri scientifici per individuare gli interferenti endocrini e l'adeguatezza degli esistenti metodi di prova per valutare gli effetti prodotti per il tramite di tali sostanze sulla salute umana e l'ambiente.

2015 Gli scienziati dell'EFSA compiono passi significativi per affrontare la questione dei potenziali "interferenti endocrini" nel settore dei pesticidi, lavoro che viene eseguito a seguito delle recenti norme UE che avevano cambiato, dal 2014, le modalità con cui l’EFSA deve valutare le sostanze attive usate nei pesticidi.

2014 La Commissione europea avvia una consultazione online per ricevere contributi che l’aiutino a definire i criteri per individuare gli "interferenti endocrini", così come richiesto dalla normativa UE in materia di biocidi e prodotti fitosanitari (utilizzati nei pesticidi).

2013 Il comitato scientifico dell'EFSA pubblica un parere scientifico sulla valutazione dei pericoli da interferenti endocrini. Vi si descrivono i criteri scientifici per individuare gli interferenti endocrini e l'adeguatezza degli esistenti metodi di prova per valutare gli effetti prodotti per il tramite di tali sostanze sulla salute umana e l'ambiente.

Gli esperti dell'EFSA concludono che i metodi sperimentali concordati a livello internazionale sono disponibili o lo saranno presto per i più importanti percorsi endocrini nei mammiferi e pesci noti per essere sensibili ad alterazioni del sistema endocrino: ovvero estrogeni, androgeni, e ormoni tiroidei, nonché la steroidogenesi (il processo biologico per la produzione di ormoni steroidei). L’EFSA conclude che un approccio di valutazione del rischio che prenda in considerazione sia la probabilità di esposizione sia i potenziali effetti avversi delle sostanze attive a livello endocrino è il più efficace a sfruttare i dati disponibili per regolamentare l’impiego di tali sostanze.

2012 La Commissione europea chiede all’EFSA di fornire, in collaborazione con i comitati scientifici della Commissione e di altre agenzie UE aventi compiti simili (EMA, ECHA), consulenza sulla valutazione e sui test riguardanti le sostanze attive sul sistema endocrino. L’EFSA accetta di fare il punto sui dati esistenti, sulle conoscenze attuali e sulle attività scientifiche in materia di “interferenti endocrini”.

2010 Il comitato scientifico dell’EFSA crea una task force sulle sostanze attive a livello endocrino, assistito dal foro consultivo dell’EFSA (di cui fanno parte le competenti autorità nazionali) allo scopo di fare chiarezza sullo stato di avanzamento dei lavori sulle sostanze attive a livello endocrino ed esprimere raccomandazioni su problematiche scientifiche e di comunicazione. In una relazione scientifica la Task Force propone che l'EFSA contribuisca alle attività della Commissione europea e dell'OCSE sulle linee guida per i test chimici.

Il ruolo dell’EFSA nel sistema di sicurezza alimentare dell’Unione europea (UE) è quello di valutare e fornire comunicazioni in merito a tutti i rischi associati alla filiera alimentare. Gli effetti a livello endocrino sono tra gli endpoint (esiti attesi di un test o esperimento) tossicologici considerati dagli scienziati dell’EFSA nell’eseguire le valutazioni del rischio da sostanze chimiche presenti nella catena alimentare. La consulenza scientifica dell’Autorità fornisce indirizzo alle decisioni dei gestori del rischio dell’UE (la Commissione europea, il Parlamento europeo e gli Stati membri), che disciplinano l’uso di tali sostanze in tutta una serie di campi.

  • Alcuni dei gruppi di esperti scientifici dell'EFSA sono talvolta impegnati nella valutazione di sostanze attive a livello endocrino nel corso del proprio lavoro: il gruppo di esperti sui contaminanti nella catena alimentare; il gruppo di esperti sui prodotti fitosanitari e i loro residui, nonché il gruppo di esperti sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi, gli aromatizzanti e i coadiuvanti tecnologici.
  • Il comitato scientifico dell’EFSA fornisce consulenza scientifica su questioni trasversali correlate al lavoro di valutazione del rischio dell’Autorità. La sua consulenza promuove l’ulteriore sviluppo di approcci armonizzati e omogenei alla valutazione del rischio, inclusi gli ambiti di possibile pertinenza delle sostanze attive sul sistema endocrino.

Occorrono test e strategie metodologiche affidabili che consentano di individuare e valutare le proprietà di interferenza endocrina delle sostanze. In tale contesto l’armonizzazione dei test sulle sostanze chimiche è un’attività portata avanti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) sin dagli anni Ottanta. Nel 1997 è stata avviata un’attività d’importanza fondamentale sugli interferenti endocrini, nel cui ambito sono stati sviluppati sia test specifici sia un quadro concettuale per i test stessi. L’EFSA fornisce supporto tecnico a diverse di queste attività dell’OCSE.

Tra il 1996 e il 2000 la Commissione europea ha coordinato e sviluppato, insieme al Parlamento europeo, agli Stati membri dell’UE e a organismi consultivi scientifici di livello europeo, una strategia comunitaria per gli interferenti endocrini. Gli obiettivi erano individuare il problema dell’interferenza endocrina, le sue cause e conseguenze e proporre un’azione politica adeguata, al fine di rispondere al problema con rapidità ed efficacia, attenuando così le preoccupazioni dell’opinione pubblica. La strategia indicava le azioni da intraprendere a breve, medio e lungo termine per affrontare il potenziale impatto sulla salute e sull’ambiente degli interferenti endocrini all’interno dell’UE.

La Commissione è stata inoltre chiamata a individuare le sostanze a cui assegnare priorità per un intervento immediato. Tali elenchi di sostanze hanno condotto allo sviluppo di una legislazione europea che ne regolamenta l’uso in aree specifiche:

  • Sostanze chimiche – Regolamento CE 1907/2006 concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) – le sostanze aventi proprietà che perturbano il sistema endocrino possono essere contraddistinte come sostanze estremamente preoccupanti (SVHC) ed essere soggette a specifica autorizzazione.
  • Pesticidi – Regolamento CE 1107/2009 relativo all’immissione sul mercato di prodotti fitosanitari – non possono essere autorizzate sostanze che si ritengano abbiano proprietà di interferenza sul sistema endocrino, che possono essere nocive per l’uomo o per gli organismi non bersaglio. Tuttavia la non approvazione non si applica se l’esposizione è trascurabile nelle normali condizioni d’uso oppure se la sostanza è necessaria a contenere un serio pericolo per la salute delle piante che non possa essere controllato con altri mezzi a disposizione, compresi i metodi non chimici.
  • Biocidi – Regolamento UE 528/2012 relativo alla messa a disposizione sul mercato e all’uso di biocidi   – tali sostanze non sono approvate se hanno proprietà di interferenza con il sistema endocrino. Tuttavia l’approvazione è giustificata se il rischio per gli esseri umani e per l’ambiente è trascurabile, se la sostanza è essenziale per contrastare un rischio grave per la salute, o se la non approvazione avrebbe ripercussioni negative sproporzionate per la società rispetto ai rischi per l’uomo e per l’ambiente.
  • Cosmetici – Regolamento CE 1223/2009 sui prodotti cosmetic –  le sostanze che alterano il sistema endocrino non sono attualmente soggette a restrizioni; tuttavia tale principio sarà riesaminato una volta disponibili criteri concordati a livello UE o internazionale per l’individuazione di sostanze con proprietà di interferenza endocrina.
  • Qualità dell’acqua – La direttiva quadro sull’acqua (2000/60/CE) – stabilisce una strategia contro l’inquinamento delle acque di superficie da inquinanti chimici e sostanze particolarmente preoccupanti nell’UE, incluse alcune sostanze candidate a divenire interferenti endocrini. Nel 2012 la Commissione si è prefissa di modificare l’elenco delle sostanze a carattere prioritario. Benché non sia presente un riferimento diretto, l’interferenza endocrina potrebbe diventare un criterio importante per classificare le sostanze o i gruppi di sostanze entro tale categoria.

Riesame della strategia dell’UE

Nel 2009 la direzione generale Ambiente della Commissione europea ha commissionato uno studio sullo “Stato dell’arte nella valutazione degli interferenti endocrini”, allo scopo di fornire una base per lo sviluppo di criteri scientifici utili a individuare tali interferenti nonché a valutarne l’eventuale riesame e la eventuale revisione della strategia dell’UE (in precedenza “comunitaria”) sugli interferenti endocrini. Lo studio che ne è derivato, pubblicato a gennaio 2012, ha recensito le conoscenze scientifiche pubblicate in letteratura nei 10 anni precedenti e ha indicato la necessità di un riesame degli approcci alla valutazione degli interferenti endocrini utilizzati in determinati Stati membri, in alcuni Paesi extra-UE e in organismi internazionali (ad es. l’Organizzazione mondiale della sanità).

Nel quadro delle attività conseguite a tale studio, a giugno 2012 la Commissione ha indetto una conferenza dal tema “Interferenti endocrini: sfide attuali nella scienza e nella politica”. Insieme, queste due iniziative hanno fornito la piattaforma per un riesame della strategia, nonché un contributo all’imminente proposta legislativa sopra citata della Commissione sulla definizione di criteri per l’individuazione di sostanze con proprietà di interferenza endocrina. Inoltre l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha pubblicato un rapporto sull’impatto degli interferenti endocrini sulla fauna selvatica, gli esseri umani e il loro ambiente (“The Impacts of Endocrine Disrupters on Wildlife, People and their Environments – The Weybridge+15 (1996–2011)”).

Alla fine del 2014 la Commissione europea ha tenuto una consultazione online per ottenere contributi che l’aiutassero a definire criteri per individuare gli "interferenti endocrini", così come richiesto dalla normativa UE in materia di biocidi e prodotti fitosanitari (utilizzati nei pesticidi).

Il 15 giugno 2016 la Commissione europea ha presentato i criteri per individuare gli interferenti endocrini nel campo dei prodotti fitosanitari e dei biocidi. La Commissione ha proposto al Consiglio e al Parlamento europeo di adottare un solido approccio scientifico all'individuazione dei perturbatori endocrini e di approvare la definizione dell'OMS.

1. Cos’è il sistema endocrino? Perché è importante per la salute??

Il sistema endocrino è costituito da una rete di ghiandole che regola e controlla il rilascio e i livelli di ormoni nel corpo. Gli ormoni sono messaggeri chimici essenziali per funzioni del corpo quali il metabolismo, la crescita e lo sviluppo, il sonno e l'umore. Basta una minima quantità di ormoni a innescare l'azione voluta. Il sistema endocrino è complesso e all'interno di questo sistema le interazioni che regolano il rilascio ormonale dipendono da una varietà di fattori biologici e fisiologici. Le conoscenze scientifiche che abbiamo su questo sistema non sono ancora complete.

Disequilibri e disfunzioni del sistema endocrino possono provocare malattie ben note come il diabete e l'obesità, l'infertilità e alcuni tipi di cancro. Inoltre disturbi al sistema endocrino possono causare difetti alla nascita e difficoltà di apprendimento.

2. Cosa sono le sostanze attive sul sistema endocrino? Equivalgono agli “interferenti endocrini”?

Le sostanze attive sul sistema endocrino sono agenti chimici che possono interagire o interferire con la normale attività ormonale. Questo può avvenire in diversi modi: alcune di tali sostanze imitano gli ormoni naturali, ma scatenano reazioni non volute, oppure possono bloccare gli effetti degli ormoni naturali. Altre modificano i livelli di ormoni nel corpo o modificano i processi metabolici che degradano gli ormoni naturali. È importante sottolineare che questi effetti non sono necessariamente negativi. Il sistema endocrino è in grado di regolarsi e adattarsi a questi stimoli a seconda di fattori come la natura e la dose della sostanza, la sua tempistica, il tipo di effetto e le condizioni fisiche. Questa capacità del sistema endocrino è talvolta chiamata risposta adattativa o 'modulazione fisiologica'. Tuttavia, quando questa interazione o interferenza provoca effetti nocivi, ci si riferisce a tali sostanze chimiche come “interferenti endocrini”.

3. Perché gli interferenti endocrini costituiscono motivo di preoccupazione?

L'esposizione a interferenti endocrini potrebbe accrescere la probabilità di effetti nocivi a breve termine, o in una fase di vita successiva. Le preoccupazioni riguardo ai possibili effetti nocivi degli interferenti endocrini sono aumentate negli ultimi anni, a causa di fenomeni osservati negli esseri umani e nella fauna selvatica che indicano tassi crescenti di malattie e disturbi endocrini, tra cui danni alla riproduzione e allo sviluppo delle popolazioni umane. Tuttavia, la base scientifica che collega tutte queste tendenze agli interferenti endocrini (al contrario di altri fattori, quali i cambiamenti dello stile di vita) non è stata chiaramente dimostrata.

4. Cosa sono le finestre di suscettibilità?

Il rischio di effetti nocivi derivanti dagli interferenti endocrini può aumentare quando l'esposizione ad essi avviene durante fasi critiche dello sviluppo (per esempio il concepimento, la gravidanza, la prima infanzia, l'infanzia e la pubertà). Queste fasi critiche in cui il corpo è più sensibile alle attività ormonali sono chiamate dagli scienziati "finestre di suscettibilità. Tuttavia le finestre di suscettibilità non riguardano esclusivamente gli interferenti endocrini: anche l'esposizione ad altre sostanze potenzialmente nocive (che non agiscono sul sistema endocrino) durante fasi di vita critiche può far aumentare il rischio di effetti dannosi.

5. Le sostanze attive sul sistema endocrino sono presenti negli alimenti o in altri prodotti?

Siamo potenzialmente esposti a un’ampia varietà di sostanze attive sul sistema endocrino, che possono essere naturalmente presenti nella dieta o essere presenti in conseguenza di attività umana. Esempi di sostanze naturalmente presenti negli alimenti che possono esercitare effetti ormonali sono i fitoestrogeni come gli isoflavoni, spesso presenti nelle noci, nei semi oleosi e nei prodotti a base di soia. Un altro esempio è l'acido glicirretico della liquirizia, che può interferire con la regolazione ormonale del saldo di minerali e fluidi corporei (o 'equilibrio elettrolitico') nel sangue e nei vari organi, importante per la regolazione della pressione sanguigna. Esempi di sostanze attive sul sistema endocrino, a volte presenti in alimenti e mangimi, sono alcuni pesticidi, alcuni costituenti dei materiali a contatto con gli alimenti come il bisfenolo A (BPA), così come inquinanti ambientali quali diossine e PCB. Alcune sostanze attive sul sistema endocrino sono usate intenzionalmente nei farmaci (pillola anticoncezionale, sostitutivi degli ormoni tiroidei), a causa delle loro proprietà attive sul sistema endocrino.

6. Che cosa è stato chiesto all'EFSA di fare in relazione agli interferenti endocrini e alle sostanze attive sul sistema endocrino?

All’EFSA è stato assegnato il mandato di individuare e caratterizzare gli effetti delle sostanze attive sul sistema endocrino che si trovano nella filiera alimentare. La Direzione generale Salute e consumatori della Commissione europea (DG SANCO) ha chiesto all'EFSA di predisporre una relazione scientifica per fare il punto della situazione sulle informazioni scientifiche disponibili quanto a tre quesiti fondamentali:

  • quali criteri scientifici vengono utilizzati per individuare gli interferenti endocrini
  • quali criteri possono essere applicati per distinguere i potenziali effetti nocivi di un interferente endocrino dalla normale regolazione delle funzioni corporee nell’essere umano e nell'ecosistema
  • se gli attuali metodi per testare la tossicità includono o meno in maniera adeguata gli effetti delle sostanze attive sul sistema endocrino

La Commissione ha chiesto all’EFSA di fornire un parere scientifico entro marzo 2013.

Tra i lavori scientifici già condotti dall’Autorità nel settore si annovera una relazione sulle sostanze attive sul sistema endocrino pubblicata nel 2010, nella quale si chiariva lo stato di avanzamento dei lavori nel settore e si formulavano raccomandazioni su questioni scientifiche e di comunicazione. Nel giugno del 2012 l’EFSA ha inoltre tenuto un colloquio scientifico su risposta alle basse dosi in tossicologia e valutazione del rischio, al quale hanno partecipato oltre 100 esperti provenienti da 21 Paesi.

7. Perché è stato chiesto all’EFSA di effettuare tale lavoro?

Il contributo dell’EFSA fa parte di un’iniziativa UE di più vasta portata. La direzione generale Ambiente della Commissione europea coordina la revisione della strategia UE sugli interferenti endocrini. La Commissione deve presentare delle proposte legislative che stabiliscano i criteri per individuare le proprietà di interferenza endocrina delle sostanze. Il parere scientifico dell’EFSA rientra in questa disamina e coadiuva e informa le istanze decisionali dell’UE nel loro lavoro di aggiornamento dell’attuale legislazione in diverse aree (sostanze chimiche, pesticidi, biocidi).

Il parere EFSA ha contribuito anche all’elaborazione di alcuni suoi lavori scientifici in corso o futuri in ambiti quali i materiali a contatto con gli alimenti, i pesticidi e i contaminanti in alimenti e mangimi.

8. Qual è il valore aggiunto del parere dell’EFSA nel dibattito su tali sostanze?

L’Autorità ha effettuato una disamina dei test disponibili, onde assistere i gestori del rischio nella definizione di che cosa possa o non possa essere un interferente endocrino, utilizzando criteri scientifici. L’EFSA sottolinea che non tutte le sostanze che agiscono sul sistema endocrino sono interferenti endocrini. Ciò dipende dall’eventuale esistenza di una ragionevole prova che la sostanza possa causare un effetto avverso in conseguenza della sua interazione o interferenza con il sistema endocrino. La disamina dei test attualmente disponibili ha costituito una parte importante di questo lavoro e contribuisce al dibattito internazionale ed europeo in tale ambito.

9. Come fanno gli scienziati a individuare gli “effetti di interferenza endocrina”?

L’EFSA sottoscrive la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui una sostanza per essere considerata interferente endocrino deve rispondere a tre criteri: 1) la presenza di un effetto avverso; 2)la presenza di attività endocrina; 3) il rapporto causale tra i due. Tuttavia, poiché non esistono criteri scientifici specifici per distinguere i potenziali effetti avversi degli interferenti endocrini (e di altre sostanze) dalla normale regolazione delle funzioni corporee (le cosiddette “risposte adattative”), gli esperti dovranno valutare il peso delle evidenze disponibili, caso per caso, per ciascuna sostanza.

10. Gli attuali test possono produrre dati adeguati a portare a termine questo lavoro scientifico??

Gli esperti dell’EFSA hanno esaminato approfonditamente (a dimensione internazionale) i test standardizzati per l’identificazione delle sostanze attive sul sistema endocrino. In base alle loro conclusioni, una serie ragionevolmente completa di “saggi” (test o sperimentazioni) è o sarà presto disponibile per trattare in modo adeguato quattro importanti vie del sistema endocrino nei mammiferi e nei pesci con sensibilità attualmente nota all’interferenza endocrina, ma con un minore numero di test a disposizione per uccelli e anfibi. Le vie ormonali meglio affrontate dai test si riferiscono agli ormoni estrogeni, androgeni, tiroidei e steroidei.

E’ importante sottolineare che, in linea di principio, è improbabile che un singolo test sia in grado di fornire tutte le informazioni necessarie per stabilire se una sostanza sia o non sia un interferente endocrino. Una ragione di ciò è che i test sono generalmente concepiti per accertare l’attività endocrina oppure diversi tipi di effetti avversi, ma non entrambi. E’ quindi necessario eseguire diversi test, che vengono poi valutati congiuntamente dagli esperti, secondo un approccio basato sul peso dell’evidenza (weight of evidence approach)”.

11. Nel suo parere, cosa dice l’EFSA in merito ai cosiddetti “effetti a basse dosi”?

Secondo la cosiddetta “ipotesi della bassa dose”, si ritiene che vi siano sostanze che provocano effetti avversi a dosi o concentrazioni al di sotto di quelli che sono ritenuti essere livelli “privi di effetti”. Nel suo parere il comitato scientifico dell’EFSA osserva l’assenza di consenso internazionale sull’esistenza/pertinenza dei cosiddetti “effetti a basse dosi”. Caso per caso, se motivata da risultati insoliti, potrebbe essere eseguita un’approfondita analisi della correlazione dose-risposta delle dosi somministrate a intervalli più ampi. In genere l’EFSA ritiene che gli effetti avversi che si verificano al livello minimo di effetti osservabili debbano continuare a essere utilizzati come guida per le valutazioni della sicurezza, sia che siano dovuti ad attività endocrina sia a un altro effetto tossico. Ciò proteggerà da altri possibili effetti correlati all’attività endocrina a dosi più elevate.

Una questione spesso confusa con l’ipotesi della bassa dose ma che andrebbe invece esaminata separatamente è quella delle “correlazioni dose-risposta non monotone “. Nella maggior parte dei test di tossicità delle sostanze chimiche è inteso che maggiore è la dose di una sostanza chimica, maggiore è l'effetto e la probabilità di avere un effetto avverso. Le curve non monotone dose-risposta si producono quando la risposta a una data sostanza aumenta con la dose in alcuni punti e diminuisce man mano che la dose aumenta in altri punti. Questo può dare esito a curve a U o ad altri modelli irregolari. Nel suo parere l'EFSA raccomanda che tali correlazioni siano oggetto di future attività scientifiche. L'EFSA fa notare, tuttavia, che questi effetti non attengono unicamente alle sostanze attive sul sistema endocrino e dovrebbero essere presi in esame per l’intero spettro di sostanze chimiche.

12. Il parere si occupa anche della questione “miscele chimiche”?

L’esposizione congiunta a più sostanze chimiche (o “miscele chimiche”) potrebbe verificarsi con modalità tali da far insorgere un fenomeno di tossicità congiunta. Si tratta di un altro problema che l'EFSA non ritiene essere afferente solo alle sostanze attive sul sistema endocrino. L’Autorità si sta occupando della questione anche attraverso altre attività.

Nel 2013 l’EFSA ha pubblicato una relazione scientifica nella quale si effettuava una disamina del quadro internazionale per la valutazione delle miscele chimiche. La relazione supporta lo sviluppo di una terminologia e metodologia armonizzata per i valutatori del rischio e rappresenta la piattaforma  per i futuri lavori dell’EFSA in tale ambito.Una seconda relazione sulle moderne metodologie e sugli strumenti per valutare i pericoli per l’uomo derivanti dalle sostanze chimiche è apparsa nel 2014. La relazione include esempi tratti dalla letteratura scientifica e tratta degli sforzi  livello internazionale come anche delle prospettive future per la potenziale applicazione di queste moderni metodi e strumenti nella valutazione del rischio da miscele chimiche.

13. Per i consumatori che risvolti ha il parere scientifico dell’EFSA sulle sostanze attive a livello endocrino?

La disamina da parte dell’EFSA dei test attualmente disponibili sarà di ausilio alle istanze decisionali dell’UE per definire cosa possa essere considerato interferente endocrino oppure no, utilizzando criteri scientifici. Ciò contribuirà a stabilire obiettivi di protezione che garantiscano il più alto livello di protezione dei consumatori, degli animali e dell’ambiente.

14. Nello specifico, come verrà utilizzato tale lavoro?

Il lavoro dell’EFSA in tale ambito riguarda principalmente le sostanze attive sul sistema endocrino correlate alla filiera alimentare (i pesticidi,ad esempio) e rientra in un’iniziativa di più vasta portata, coordinata dalla Commissione europea e destinata a supportare e a informare le istanze decisionali dell’UE nel loro lavoro di aggiornamento dell’attuale legislazione in diverse aree (sostanze chimiche, pesticidi, biocidi).

L’EFSA esprime inoltre raccomandazioni concrete per le attività future, tra cui lo sviluppo di test e strategie metodologiche che aiutino a generare dati adeguati alla valutazione di eventuali proprietà di interferenza endocrina. L’EFSA raccomanda inoltre di chiarire in un contesto più ampio come una serie di questioni non esclusivamente afferenti alle sostanze attive sul sistema endocrino (i criteri per definire gli effetti avversi e non avversi sulla salute, l’esposizione congiunta a più sostanze chimiche e le correlazioni non monotone dose-risposta) possano avere conseguenze sulle attuali metodologie e strategie metodologiche.

15. E’ l’EFSA che decide se vietare o meno gli interferenti endocrini?

L’Autorità non autorizza né proibisce l’utilizzo di sostanze nei prodotti alimentari, comprese le sostanze attive sul sistema endocrino, di qualunque tipo. Spetta ai gestori del rischio presso la Commissione europea, il Parlamento europeo e gli Stati membri dell'UE definire e concordare misure come del caso, tenendo conto dei pareri scientifici e di altre eventuali considerazioni.

Il compito dell’EFSA è quello di fornire consulenza scientifica indipendente ai gestori del rischio sulla sicurezza di alimenti e mangimi e comunicare i propri pareri al grande pubblico. È in tale contesto che il comitato scientifico dell’EFSA e i suoi gruppi di esperti scientifici effettuano valutazioni della sicurezza ed esaminano eventuali nuove prove disponibili.

Come organismo scientifico, l’EFSA raccomanda che tali sostanze - come tutte le altre sostanze presenti nella filiera alimentare - siano oggetto di valutazione dei rischi, in quanto ciò vuol dire utilizzare al meglio le informazioni disponibili, onde garantire la sicurezza dei consumatori. Tale approccio tiene conto sia dei potenziali effetti avversi delle sostanze sia della probabilità di esposizione a tali sostanze. L'EFSA ritiene che gli scienziati possano chiarire, mediante il giudizio di esperti e il peso dell'evidenza, ciò che può rappresentare o meno un interferente endocrino.