Sostanze chimiche negli alimenti

Le sostanze chimiche sono costituenti essenziali di tutto ciò che esiste sul pianeta. Tutta la materia vivente, compresi persone, animali e piante, è formata da sostanze chimiche. Tutti gli alimenti sono fatti di sostanze chimiche. Quelle che si trovano negli alimenti sono perlopiù innocue e spesso la loro presenza è auspicabile. Ad esempio le sostanze nutritive (come i carboidrati, le proteine, i grassi e le fibre) sono costituite da composti chimici. Molte di queste sostanze chimiche sono naturali e contribuiscono sia a una dieta equilibrata sia al piacere del pasto.

Le sostanze chimiche, tuttavia, possono presentare una serie di proprietà tossicologiche, alcune delle quali suscettibili di provocare effetti nell’uomo e negli animali. In genere non si tratta di effetti nocivi, a meno che non si venga esposti a lungo a dosi elevate di tali sostanze. Gli scienziati aiutano i consumatori a tutelarsi da questi effetti nocivi stabilendo limiti di sicurezza. La loro consulenza scientifica fornisce informazioni ai responsabili delle decisioni che disciplinano l’uso delle sostanze chimiche negli alimenti o cercano di limitarne la presenza nella filiera alimentare.

Le sostanze chimiche possono svolgere un ruolo importante nella produzione e nella conservazione degli alimenti. Gli additivi alimentari, per esempio, possono prolungare la conservabilità degli alimenti; altri agenti, come i coloranti, possono rendere gli alimenti più attraenti. Gli aromatizzanti sono impiegati per rendere gli alimenti più saporiti. Gli integratori alimentari sono usati come fonti nutritive.

I materiali di confezionamento dei prodotti alimentari e i contenitori (quali bottiglie, tazze e piatti, utilizzati per migliorare la manipolazione e il trasporto degli alimenti) possono contenere sostanze chimiche (come la plastica), alcuni elementi delle quali possono migrare negli alimenti. Altre sostanze chimiche possono essere usate per combattere le malattie negli animali da allevamento o nelle colture, o talvolta possono essere rinvenute negli alimenti al termine di un processo produttivo, come il riscaldamento/la cottura o un trattamento di decontaminazione.

Alcune piante e alcuni funghi producono naturalmente tossine che possono contaminare le colture e destare preoccupazione per la salute umana e animale. Le persone possono essere esposte anche a composti chimici naturali e artificiali presenti in varie concentrazioni nell’ambiente, per esempio nel suolo, nell’acqua e nell’atmosfera. Tra questi si annoverano gli inquinanti industriali come le diossine e i PCB. Svariati metalli possono essere presenti naturalmente nell’ambiente o a causa dell’attività antropica.

L’EFSA esegue valutazioni del rischio su un ampio ventaglio di sostanze, comprese quelle che vengono deliberatamente aggiunte agli alimenti e ai mangimi, i residui chimici che possono essere presenti negli alimenti e nei mangimi a causa della produzione, della distribuzione, dell’imballaggio o del consumo, e le sostanze che potrebbero essere presenti negli alimenti e nei mangimi venuti a contatto con l’ambiente.

Ingredienti alimentari soggetti a regolamentazione

Alcune sostanze chimiche vengono aggiunte agli alimenti per svariate ragioni tecniche, per esempio per migliorarne il sapore, per farle durare più a lungo o per renderle più nutrienti.

Residui nella catena alimentare

A volte tracce di sostanze chimiche sono accidentalmente presenti negli alimenti a causa dei metodi di produzione e preparazione alimentare, ad esempio residui di pesticidi o additivi usati nei mangimi. Negli alimenti possono inoltre residuare non intenzionalmente piccole tracce di sostanze chimiche provenienti dai materiali da imballaggio e da altri materiali a contatto con gli alimenti.

Contaminanti presenti negli alimenti e nei mangimi

I composti chimici naturali come i metalli e i nitrati possono essere presenti in varie concentrazioni nell’ambiente, per esempio nel suolo, nell’acqua e nell’atmosfera. Possono anche residuare negli alimenti in quanto inquinanti ambientali, introdotti nell’ambiente da attività umane come l’agricoltura o l’industria oppure dai gas di scarico delle automobili, o a causa della produzione alimentare, come nel caso della cottura ad alta temperatura. Si può essere esposti a tali sostanze attraverso l’ambiente o ingerendo acqua o cibo contaminati.

L’EFSA fornisce ai gestori del rischio dell’Unione europea (Commissione europea, Parlamento europeo, Stati membri) consulenza scientifica sotto forma di valutazioni del rischio, e assistenza tecnica di vario genere in relazione alle sostanze chimiche presenti negli alimenti e nei mangimi. Al momento di decidere in merito alla sicurezza di queste sostanze per la salute umana e animale e per l’ambiente, i gestori del rischio tengono conto della consulenza scientifica dell’EFSA.

  • Autorizzazione all’immissione in commercio di sostanze chimiche usate nella catena alimentare. Prima che le sostanze chimiche possano essere autorizzate nell’UE per l’impiego negli alimenti e nei mangimi, l’EFSA esegue rigorose valutazioni del rischio per determinare quali sostanze possono essere usate in sicurezza e in quali concentrazioni.
  • Vengono sottoposti a valutazioni del rischio anche i contaminanti che sono considerati una possibile fonte di preoccupazione per la salute umana e/o animale. I gestori del rischio possono adottare misure per limitare l’esposizione umana e animale a tali sostanze se l’EFSA indica l’esistenza di loro potenziali effetti nocivi sulla salute.

1. Perché negli alimenti sono presenti sostanze chimiche?

Tutti gli alimenti, la materia vivente e perfino il nostro stesso corpo sono fatti di sostanze chimiche. Molte delle sostanze chimiche riscontrate negli alimenti sono naturali e contengono sostanze nutritive quali carboidrati, proteine, grassi, fibre e numerosi altri elementi e composti.

Le sostanze chimiche possono svolgere un importante ruolo nella produzione e conservazione degli alimenti. Gli additivi alimentari possono, ad esempio, prolungare la conservabilità degli alimenti o renderli più attraenti, come nel caso dei coloranti. Gli aromatizzanti vengono impiegati per rendere gli alimenti più saporiti. I materiali e i contenitori delle confezioni quali bottiglie, tazze e piatti, contengono sostanze chimiche come la plastica, alcuni elementi della quale possono migrare negli alimenti. Altre sostanze chimiche possono essere utilizzate per combattere le malattie negli animali d'allevamento o nelle colture.

Tutte le sostanze chimiche autorizzate per essere usate negli alimenti devono prima essere sottoposte a una rigorosa valutazione del rischio, per garantirne la sicurezza. Il possibile effetto di tali sostanze chimiche sulla nostra salute e sicurezza dipende dal nostro livello di esposizione ad esse, ad esempio attraverso gli alimenti che mangiamo o altre fonti di esposizione ambientale. Ecco perché gli organismi normativi effettuano rigorose valutazioni del rischio di tutte le sostanze chimiche proposte per essere utilizzate negli alimenti, al fine di determinare quali sostanze possono essere utilizzate e in che misura. In questo modo si garantisce che l'uso di sostanze chimiche negli alimenti e sulle colture (ad esempio i pesticidi) non abbia effetti avversi sulla salute animale o umana e sull’ambiente.

Gli individui possono anche essere esposti a composti chimici sia naturali sia artificiali, presenti a vari livelli nell’ambiente, ad esempio nel terreno, nelle piante, nell’acqua e nell’atmosfera (inquinanti ambientali come diossine e PCB). Nel tempo la presenza di tali sostanze nel corpo può dare luogo a effetti dannosi. Di conseguenza gli organismi responsabili della valutazione del rischio, come ad esempio L’EFSA, valutano i possibili effetti avversi per la salute derivanti dall’esposizione a queste sostanze chimiche ambientali, che possono trovarsi anche negli alimenti. 

2. Quale ruolo svolge l’EFSA nella valutazione della sicurezza delle sostanze chimiche negli alimenti?

L'Unione europea ha messo in atto un solido sistema normativo per tutelare i consumatori da possibili rischi connessi alle sostanze chimiche presenti negli alimenti.

L’EFSA ha un ruolo importante da svolgere in questo sistema. Essa, in quanto organismo valutatore del rischio, fornisce una consulenza scientifica indipendente per affiancare i gestori del rischio (istituzioni dell’UE e Stati membri) nella definizione di opportuni quadri normativi e nelle decisioni da prendere a tutela dei consumatori. Ciò può significare l’adozione o la revisione della legislazione europea sulla sicurezza alimentare e dei mangimi, oppure la decisione di approvare o meno sostanze regolamentate come pesticidi e additivi alimentari e, in tal caso, in quali alimenti o colture e a quali livelli.

Alla valutazione del rischio di sostanze chimiche negli alimenti lavorano diversi gruppi di esperti scientifici dell’EFSA, composti da scienziati di tutta Europa, e diverse unità EFSA. Essi sono responsabili del lavoro di valutazione del rischio dell’EFSA, compresa la formulazione di pareri scientifici su richiesta di gestori del rischio o su iniziativa propria.

  • Il gruppo di esperti scientifici ANS si occupa delle questioni di sicurezza relative all’impiego degli additivi alimentari, delle fonti di sostanze nutritive e di altre sostanze intenzionalmente aggiunte agli alimenti, a esclusione degli aromatizzanti e degli enzimi.
  • Il gruppo di esperti scientifici CEF si occupa di questioni di sicurezza legate all’impiego di materiali a contatto con alimenti, enzimi, aromatizzanti e coadiuvanti tecnologici nonché di questioni relative alla sicurezza dei processi.
  • Il gruppo di esperti scientifici FEEDAP si occupa di additivi e prodotti, o sostanze, usati nei mangimi.
  • Il gruppo di esperti scientifici PPR si occupa dei prodotti fitosanitari (più comunemente noti come pesticidi) e dei loro residui.
  • Oltre a ciò l’unità PRAPeR è responsabile della revisione paritaria a livello europeo della sicurezza di sostanze attive impiegate nei prodotti fitosanitari e svolge anche compiti relativi alla definizione dei livelli massimi di residui (LMR) per questi prodotti.
  • Il gruppo di esperti scientifici CONTAM fornisce consulenza scientifica sui contaminanti, sostanze indesiderate e residui di sostanze non autorizzate nella catena alimentare, di cui non si occupano altri gruppi di esperti scientifici. 

3. Come valuta l’EFSA la sicurezza delle sostanze chimiche negli alimenti?

La consulenza fornita dall’EFSA contribuisce a informare le decisioni e le politiche dei gestori del rischio – per questo l’EFSA svolge molto del suo lavoro in risposta a richieste della Commissione europea, del Parlamento europeo e degli Stati membri dell’UE, oltre ad avviare attività scientifiche proprie. 

Il compito principale dell’EFSA è quello di eseguire valutazioni del rischio scientifiche su possibili pericoli connessi alla catena alimentare, compresi i rischi potenziali associati alle sostanze chimiche negli alimenti. La fase di valutazione è la parte principale della valutazione del rischio. Essa viene realizzata da esperti scientifici il cui compito è quello di formulare pareri su questioni specifiche. Il loro lavoro comporta l’analisi di dati pertinenti, compresi i risultati di studi condotti su animali da esperimento e, ove possibile, di osservazioni su esseri umani. Per quanto riguarda le sostanze regolamentate, gli esperti esaminano le richieste di autorizzazione presentate dall’industria (ad esempio quelle dei produttori di alimenti e mangimi). Queste richieste di autorizzazione devono essere predisposte in base ai requisiti esposti nei documenti orientativi dell’EFSA, che spiegano la metodologia di valutazione del rischio seguita dai gruppi di esperti scientifici EFSA. Nella disamina delle richieste di autorizzazione presentate dall’industria, gli esperti valutano tutte le informazioni e i dati disponibili per determinare se la sostanza in questione rappresenta un rischio per la salute umana e animale - e in tal caso, in quali quantità - e, ove opportuno, per l’ambiente. 

4. Che cosa s'intende per dose giornaliera accettabile (DGA)?

La dose giornaliera accettabile (o DGA) è la quantità di una determinata sostanza (ad esempio un additivo alimentare o un residuo di pesticida) negli alimenti o nell’acqua da bere, che può essere ingerita giornalmente per tutta la vita senza rischi significativi per la salute. 

Le DGA sono espresse facendo riferimento al peso corporeo, generalmente in milligrammi (della sostanza) per chilogrammi di peso corporeo al giorno.

Esse si basano su un’analisi scientifica di tutti i dati tossicologici disponibili al momento su un determinato agente chimico, compresi test a lungo termine realizzati su animali per determinare il livello senza effetti avversi osservati (NOAEL), ovvero la più alta concentrazione o quantità di una sostanza, riscontrata mediante osservazione o esperimento, che non causa effetti avversi rilevabili nella popolazione esposta.

Il NOAEL viene ridotto di un fattore di sicurezza, per convenzione 100, che giustifica le differenze fra gli animali da esperimento e gli esseri umani (fattore di 10) e le possibili differenze di sensibilità fra gli esseri umani (un altro fattore di 10).

Superare la DGA occasionalmente non deve essere necessariamente motivo di preoccupazione in sé, perché la DGA tiene conto dell’esposizione giornaliera di una sostanza lungo l’arco di tutta la vita. 

5. Una dose giornaliera tollerabile (DGT) è la stessa cosa di una DGA?

Sono simili ma non sono la stessa cosa. Le DGA si riferiscono alle sostanze chimiche aggiunte deliberatamente a un prodotto o a un ingrediente, o a quelle che si possono trovare negli alimenti a seguito, per esempio, del trattamento di colture con nebulizzazioni di pesticidi o agenti antimicotici. Una dose giornaliera tollerabile (DGT), invece, è una stima della quantità di un agente chimico inquinante alla quale possiamo essere esposti mediante l’inquinamento ambientale e che, una volta riscontrata negli alimenti, può essere ingerita giornalmente per tutta la vita senza rappresentare un rischio significativo per la salute. L’esposizione a tali agenti inquinanti, sebbene non sia auspicabile, può non essere evitabile in quanto alcune sostanze inquinanti si possono trovare negli alimenti come conseguenza dell’inquinamento ambientale (ad esempio piombo, diossine ecc.). 

Questa misura può essere anche espressa in termini di dose settimanale tollerabile (DST) di una sostanza. 

6. Come può l’EFSA essere sicura di usare le migliori metodologie scientifiche per la propria valutazione del rischio?

L’EFSA impiega approcci riconosciuti a livello internazionale nelle sue valutazioni del rischio, peri contribuire a tutelare la salute dei consumatori e degli animali e per contribuire alla protezione dell’ambiente. 

L’EFSA ha compilato una raccolta esaustiva di buone pratiche di valutazione del rischio per guidare gli esperti del suo comitato scientifico e i suoi gruppi di esperti scientifici, e per contribuire a garantire che i pareri dell’EFSA rispettino i più alti standard scientifici.

Il comitato scientifico è responsabile del coordinamento generale dei pareri scientifici preparati dai gruppi di esperti scientifici onde garantirne l’omogeneità. Esso si concentra sullo sviluppo di metodologie di valutazione del rischio armonizzate nei settori in cui non sono stati ancora definiti approcci validi a livello di UE.

Il comitato scientifico ha anche stabilito degli orientamenti per l’EFSA e per i suoi gruppi di esperti scientifici per quanto riguarda la trasparenza delle sue valutazioni del rischio. Nell’interesse della trasparenza, le valutazioni del rischio dell’EFSA devono essere comprensibili e utilizzare procedure e terminologia standardizzate. Fra gli altri requisiti, esse devono anche documentare tutti i dati utilizzati, la fonte dei dati, la loro qualità e pertinenza e qualsiasi ipotesi formulata dagli esperti nella loro analisi. E’ essenziale che le valutazioni del rischio indichino chiaramente ciò che si sa e ciò che non si sa, evidenziando le aree d’incertezza scientifica, comprese lacune nei dati e nell’insieme delle prove.

Ovviamente, la scienza è in continuo sviluppo e l’EFSA cerca costantemente di basarsi su buone prassi di valutazione del rischio e di sviluppare orientamenti, raccomandazioni e processi per affinare i suoi approcci. 

7. L’EFSA valuta gli additivi alimentari come i coloranti alimentari?

In virtù di un regolamento emanato dalla Commissione europea nel 2008, tutti gli additivi alimentari devono essere sottoposti a una valutazione della sicurezza da parte dell’EFSA, prima di poter essere autorizzati dai gestori del rischio dell’UE. La stessa legge, inoltre, impone all’EFSA di valutare ex novo tutti gli additivi alimentari autorizzati per l’uso nell’UE prima del 20 gennaio del 2009, utilizzando i correnti metodi di valutazione del rischio. La Commissione ha fissato delle scadenze per la nuova valutazione di vari gruppi di additivi, compresi i coloranti alimentari, i dolcificanti, i conservanti ecc. La data limite per effettuare tutte queste nuove valutazioni è stata fissata al 31 dicembre 2020, ma molte di esse sono già state completate. 

All’EFSA può essere anche chiesto di lavorare su richieste ad hoc da parte della Commissione europea, per riesaminare determinati additivi alimentari alla luce delle nuove informazioni scientifiche e/o dei cambiamenti nelle condizioni d’uso o per assegnare delle priorità a certi lavori.

Nel 2007, ad esempio, l’EFSA ha valutato l’effetto di miscele di determinati coloranti alimentari con il conservante benzoato di sodio sul comportamento dei bambini, a seguito della pubblicazione di uno studio eseguito da ricercatori dell’Università di Southampton, nel Regno Unito. Gli scienziati dell’EFSA, con l’aiuto di esperti di comportamento, psichiatria infantile, allergologia e statistica, hanno concluso che lo studio in questione forniva solo prove limitate del fatto che le miscele di additivi testati avessero un effetto, seppur minimo, sull’attività e sull’attenzione di alcuni bambini. 

In un altro caso l’EFSA ha rivisto le DGA stabilite in precedenza per un gruppo di quattro coloranti caramello e ha creato una DGA di gruppo che li comprende tutti e quattro. Il gruppo di esperti scientifici ha anche studiato la sicurezza di alcuni sottoprodotti derivanti dalla produzione di questi coloranti, e ha raccomandato di mantenerne al minimo i livelli nei coloranti caramello, per quanto tecnologicicamente possibile.

8. L’EFSA ha realizzato di recente qualche lavoro sui dolcificanti artificiali?

L’EFSA valuta la sicurezza dei dolcificanti artificiali. A dicembre 2013 l’EFSA ha pubblicato una valutazione completa del rischio associato all’aspartame.

Recentemente anche il gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari ha studiato i glicosidi steviolici, dolcificanti estratti dalle foglie della pianta Stevia. In un parere pubblicato ad aprile del 2010, il gruppo di esperti giungeva alla conclusione che queste sostanze non sono né genotossiche (cioè non danneggiavano il materiale genetico delle cellule) né cancerogene e stabiliva una DGA di 4 mg/kg di peso corporeo/die. A seguito di una richiesta della Commissione europea, a gennaio 2011 l’EFSA ha riconsiderato la sua precedente valutazione dell’esposizione dei consumatori a questi dolcificanti, basandosi sui livelli d’uso aggiornati proposti da soggetti che avevano presentato una domanda di autorizzazione. L’EFSA è giunta alla conclusione che, sebbene le stime di esposizione riviste siano leggermente inferiori rispetto a quelle del parere dell’aprile 2010, adulti e bambini che siano forti consumatori di alimenti contenenti dolcificanti potrebbero comunque superare la DGA stabilita dal gruppo di esperti scientifici, qualora i dolcificanti venissero utilizzati ai livelli massimi.

9. E gli aromatizzanti impiegati negli alimenti sono sicuri?

La sicurezza dell’uso degli aromatizzanti è attestata da lungo tempo ed essi sono impiegati in quantità relativamente modeste, per cui l’esposizione dei consumatori è relativamente bassa. 

Il quadro normativo sugli aromatizzanti alimentari è adesso armonizzato in tutta l’UE e le valutazioni del rischio dell’EFSA sono di supporto alla Commissione europea e agli Stati membri nella definizione di una lista di sostanze aromatizzanti da poter utilizzare nell’Unione europea.

Nel 2010 il gruppo di esperti sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi, gli aromatizzanti e i coadiuvanti tecnologici (CEF) ha completato la prima fase di una completa revisione di 2 067 sostanze aromatizzanti utilizzate nell’Unione europea. 

10. Il gruppo di esperti ha sollevato questioni in merito alla sicurezza degli aromatizzanti?

Il gruppo di esperti scientifici ha riscontrato che la maggioranza delle sostanze aromatizzanti (1 667) non dà luogo a timori quanto a sicurezza. L’EFSA ha chiesto ai produttori di fornire ulteriori dati su circa 400 sostanze. Tali sostanze sono state temporaneamente bloccate e l’EFSA provvederà a valutarle di nuovo una volta acquisiti i dati richiesti. 

Nel 2009 il gruppo di esperti scientifici ha inoltre completato la prima revisione mai condotta fino ad ora sulla sicurezza di 11 aromatizzanti di affumicatura utilizzati nell’UE. Due degli aromatizzanti di affumicatura esaminati non hanno dato luogo a timori sulla sicurezza. Tuttavia, alla luce dei dati disponibili, gli esperti non hanno potuto escludere preoccupazioni per la possibile genotossicità (danni al materiale genetico cellulare) di altri otto aromatizzanti e non hanno potuto valutare la sicurezza dell’ultimo aromatizzante a causa della mancata disponibilità di dati adeguati.

Basandosi sul lavoro dell’EFSA, la Commissione europea stilerà un elenco di aromatizzanti di affumicatura autorizzati per uso alimentare. 

11. Sono mai avvenuti casi di ritiro di additivi alimentari dal mercato a seguito di una valutazione dell’EFSA?

Sì, il parere dell’EFSA può portare a un divieto. Nel 2007, per esempio, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che il colorante alimentare Red 2G (E 128), il cui utilizzo era autorizzato in alcuni tipi di salsicce da prima colazione e carne per hamburger, dava luogo a potenziali preoccupazioni sanitarie a seguito della sua cancerogenicità e genotossicità riscontrata negli animali. Entro un mese dall’adozione del parere dell’EFSA, la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE hanno sospeso l’utilizzo di questo colorante negli alimenti.

12. L’EFSA valuta anche la sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti?

Per materiali a contatto con gli alimenti si intendono tutti i materiali e gli articoli destinati a entrare in contatto con i prodotti alimentari, come imballaggi e contenitori, attrezzi da cucina, posate e stoviglie. È necessario valutare la sicurezza di tali materiali poiché le molecole in essi presenti possono migrare nei cibi. 

Un ben noto esempio è rappresentato dal bisfenolo A (BPA). Il BPA è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per la produzione di materie plastiche e resine con cui vengono fabbricati i recipienti per uso alimentare, come le bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a rendere, le stoviglie di plastica (piatti e tazze) e i contenitori per la conservazione degli alimenti.

L’EFSA ha aggiornato il proprio parere sul BPA nel settembre 2010. A seguito di una dettagliata ed esaustiva disamina della letteratura scientifica recente e degli studi sulla tossicità del BPA a basse dosi , il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi, gli aromatizzanti e i coadiuvanti tecnologici (gruppo CEF) non è riuscito a individuare nuove prove che potessero portare a una revisione dell’attuale dose giornaliera tollerabile (DGT) per il BPA, pari a 0,05 mg per kg di peso corporeo, stabilita dall’EFSA col parere del 2006 e riconfermata col parere del 2008. Il gruppo CEF ha inoltre dichiarato che i dati attualmente disponibili non forniscono prove convincenti a sostegno della tossicità neurocomportamentale del BPA.

Un solo membro del gruppo ha espresso un parere di minoranza, affermando che studi recenti segnalano incertezze riguardo agli effetti avversi per la salute già a livelli inferiori a quelli utilizzati per determinare la DGT attuale. Pur concordando con l’opinione generale degli altri membri del gruppo in merito al fatto che tali studi non possano essere utilizzati per stabilire una DGT inferiore, il suddetto esperto ha raccomandato che la DGT attuale venga considerata come una DGT temporanea.

Alla luce della mancanza di prove scientifiche certe e per ridurre ulteriormente l’esposizione dei neonati al BPA, la Commissione europea ha ritenuto che fosse tanto necessario quanto opportuno vietare la produzione di biberon in plastica contenenti BPA sul territorio dell’UE, a decorrere dal 1°marzo 2011. 

A novembre del 2011, a seguito di una preliminare disamina di nuova letteratura scientifica venuta alla luce tramite il monitoraggio permanente della letteratura scientifica, il gruppo scientifico CEF ha pubblicato una dichiarazione in cui confermava di voler procedere al riesame del proprio parere sul BPA, previa approfondita disamina di nuovi studi e di nuovi dati provenienti da studi a basse dosi condotti negli Stati Uniti (US) e disponibili nel 2012.

13. Come si può garantire la protezione dei consumatori dell’UE da eventuali effetti nocivi dei pesticidi e dei loro residui?

Nell’UE sono in vigore da lungo tempo normative per la protezione dei consumatori, degli operatori (es. addetti delle aziende agricole), degli animali e dell’ambiente da eventuali effetti avversi dei pesticidi e dei loro residui. 

Dall’agosto 2002 l’EFSA è incaricata della revisione paritaria a livello europeo delle valutazioni del rischio dei principi attivi utilizzati nei prodotti fitosanitari .

Per ciascun prodotto, si procede inizialmente a una valutazione preliminare del rischio affidata agli esperti di un solo Stato membro. Tale valutazione è quindi oggetto di una revisione paritaria da parte dell’EFSA in collaborazione con tutti gli Stati membri al fine di garantire standard quanto più possibile elevati.

L’EFSA redige una bozza delle conclusioni che sintetizzano l’esito del processo di revisione paritaria e la invia alla Commissione europea.

La Commissione europea e gli Stati membri dell’UE adottano una decisione in merito all’opportunità o meno di inserire un principio attivo nell’elenco dei principi attivi autorizzati nell’UE.

L’EFSA ha inoltre il compito di proporre livelli massimi di residui (LMR) per i pesticidi. 

14. Che cosa sono i livelli massimi di residui (LMR)?

I consumatori sono esposti ai pesticidi in quanto essi possono essere presenti in piccole quantità sui raccolti. Tali quantità vengono definite residui di pesticidi. 

Gli LMR rappresentano i livelli superiori di residui di pesticidi tollerabili a norma di legge negli alimenti o nei mangimi. Tali livelli devono essere sicuri per tutti i consumatori e vengono mantenuti quanto più possibile bassi per proteggere i soggetti più vulnerabili, come i bambini. Gli LMR vengono determinati sulla base delle buone pratiche agricole e corrispondono pertanto alla quantità minima di pesticida indispensabile per garantire la protezione delle colture.

Gli LMR vengono stabiliti per una grande varietà di alimenti, come frutta e verdura, nonché per i derivati animali come il latte, e solitamente si applicano al prodotto all’atto della sua immissione sul mercato.

Tali livelli sono costantemente monitorati e, nell’eventualità in cui emergano nuovi dati indicanti un potenziale rischio, possono essere ridotti per diminuire l’esposizione degli operatori, dei consumatori e/o dell’ambiente. 

15. Qual è la situazione in Europa riguardo ai residui di pesticidi negli alimenti?

Gli Stati membri verificano la conformità degli LMR di pesticidi negli alimenti e nei mangimi e inviano i risultati alla Commissione e all’EFSA. L’EFSA prepara quindi una relazione annuale, che fornisce un quadro completo della presenza di residui di pesticidi negli alimenti in tutti i Paesi dell’UE, e valuta l’esposizione dei consumatori tramite la loro dieta. In base agli esiti di tale relazione, i decision maker potranno prendere in considerazione l’opportunità o meno di introdurre nuove misure di gestione o di modificare quelle esistenti. 

L’ultima relazione (basata sui dati del 2008) ha riscontrato che il 96,5% dei campioni rientrava nei limiti fissati per gli LMR. La maggior parte del restante 3,5% di campioni eccedenti i limiti degli LMR è stata rilevata negli alimenti importati da Paesi extracomunitari. Complessivamente, la verifica sui residui dei pesticidi è stata effettuata in oltre 70 000 campioni appartenenti a circa 200 diverse tipologie di alimenti. 

16. L’EFSA sta valutando il possibile rischio derivante dall’esposizione a miscele di sostanze chimiche, il cosiddetto “effetto cocktail”?

Sì, l’EFSA sta lavorando all’affinamento di metodologie di valutazione dei possibili rischi derivanti dall’esposizione simultanea a diverse sostanze chimiche presenti nella dieta. A tal fine l’EFSA collabora con enti normativi, scienziati e responsabili in materia di politiche in Europa e nel mondo, per migliorare le metodologie per la valutazione di questi tipi di rischi. Tali metodologie consentiranno ai valutatori del rischio di avvalersi di nuovi strumenti per misurare i possibili effetti combinati derivanti dall’esposizione a una molteplicità di sostanze chimiche. 

Per quanto concerne i pesticidi, il lavoro dell’EFSA prende in esame gruppi di pesticidi con struttura chimica e modalità di azione analoghe, onde determinare se il loro impatto sulla salute umana debba essere valutato collettivamente o singolarmente. Nell’ambito del lavoro tuttora in corso in tal senso, il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui prodotti fitosanitari e loro residui (PPR) ha selezionato alcuni pesticidi del gruppo dei fungicidi triazolici per testare possibili metodologie di valutazione degli effetti cumulativi dell’esposizione alimentare. 

L’EFSA sta svolgendo lo stesso tipo di lavoro anche per altre sostanze chimiche presenti negli alimenti, come gli additivi alimentari, i contaminanti e i materiali a contatto con gli alimenti.

17. L’EFSA prende in esame la contaminazione ambientale degli alimenti?

I composti chimici di origine naturale, come i metalli e i nitrati, possono essere presenti in diverse concentrazioni nell’ambiente, per esempio nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Quantità residue di tali composti possono inoltre essere presenti negli alimenti sotto forma di inquinanti ambientali provenienti da attività umane (agricoltura, industria, scarichi di automobili) o dalla contaminazione durante la trasformazione e la conservazione dei cibi. Il contatto può avvenire per esposizione ambientale o per ingestione di acqua o cibo contaminati. Il loro accumulo nell’organismo umano può causare, col tempo, effetti pericolosi. 

Nel 2009 il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM) ha compiuto una valutazione del rischio da cadmio negli alimenti, arrivando a stabilire una dose settimanale tollerabile (DST) di 2,5 microgrammi per kg di peso corporeo (µg/kg p.c.). I prodotti alimentari rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione generale di non fumatori. Il cadmio è un metallo che può essere assorbito attraverso le radici delle piante e veicolato ai semi, ai frutti e alle foglie commestibili, oppure può accumularsi nei tessuti di animali destinati al consumo umano.

Nel 2011 il gruppo CONTAM ha ribadito le conclusioni a cui era già giunto in merito alla DST per il cadmio. Sebbene il verificarsi di effetti dannosi in un individuo con l’attuale esposizione alimentare sia improbabile, gli esperti hanno confermato la necessità di ridurre l’esposizione al cadmio a livello di popolazione. 

L’EFSA ha inoltre fornito un parere sui nitrati nella verdura. I nitrati sono composti di origine naturale presenti nella verdura. Il consumo di verdura può quindi contribuire significativamente all’esposizione alimentare ai nitrati. 

Nel 2010 il gruppo CONTAM ha pubblicato una dichiarazione sui possibili effetti acuti dei nitrati per la salute dei neonati e dei bambini alimentati con spinaci e lattuga, concludendo che, per la maggior parte dei bambini, i livelli di nitrati in queste verdure non danno adito a preoccupazioni per la salute. Tuttavia il gruppo ha sottolineato che, nei neonati e nei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni che consumino in abbondanza spinaci con un elevato contenuto di nitrati, l’assunzione di questi composti potrebbe in qualche occasione raggiungere un livello tale da non poter escludere il rischio di metaemoglobinemia (chiamata anche “sindrome del bambino blu”), una patologia che riduce l’apporto di ossigeno all’organismo. 

18. Che cosa accade quando si teme una contaminazione chimica imprevista nella catena alimentare?

Quando si manifesta un nuovo pericolo nella catena alimentare, come dimostrano i recenti casi di contaminazione da diossina nella carne suina o da melamina in vari alimenti, gli scienziati devono stabilire tempestivamente chi è esposto e attraverso quali cibi e a quali livelli avviene l’esposizione, in modo tale da poter fornire una valutazione rapida e affidabile che consenta ai gestori del rischio di mettere in atto opportuni interventi a tutela dei consumatori. 

Per esempio, nel dicembre 2008, l’EFSA ha fornito una consulenza tecnico-scientifica urgente alla Commissione europea sui rischi per la salute umana a seguito della scoperta della contaminazione da diossina nella carne suina irlandese.

Il parere dell’EFSA ha consentito alla Commissione europea e agli Stati membri di adottare decisioni in merito ai requisiti per la reimmissione sul mercato dei prodotti alimentari. La tempestività di questo intervento dimostra come la collaborazione tra gli Stati membri, l’EFSA e la Commissione europea possa avvantaggiare tanto i consumatori quanto l’intero settore industriale.

Sempre nel 2008, a seguito della scoperta della contaminazione del latte in polvere cinese con melamina, la Commissione europea ha chiesto all’EFSA di fornire una consulenza scientifica urgente sui rischi derivanti alla salute umana dalla possibile presenza di melamina in alimenti come il cioccolato e i biscotti.

Il parere dell’EFSA è stato elaborato in meno di cinque giorni lavorativi e ha costituito la base di partenza per le misure adottate dalla Commissione europea a protezione dei consumatori, compresa la messa al bando di tutti i prodotti per neonati e bambini contenenti latte proveniente dalla Cina.

Per ulteriori informazioni sulle richieste urgenti di consulenza scientifica, si veda: 

19. In che modo l’EFSA garantisce l’indipendenza della sua consulenza scientifica?

La politica dell’EFSA in tema di dichiarazioni di interesse (DOI) è una delle più rigorose attualmente in vigore nel mondo. L’EFSA applica una nutrita serie di meccanismi interni e di metodi di lavoro volti a tutelare l’indipendenza del lavoro scientifico dei suoi esperti. 

Tutti essi sono tenuti a fornire e ad aggiornare annualmente una dichiarazione di interessi per ciascuno dei gruppi EFSA di cui fanno parte. L’EFSA riconosce che, per sua stessa natura, una competenza scientifica di alta qualità si basa su esperienze pregresse. Riconosce altresì che avere un interesse non implica necessariamente l’esistenza di un conflitto di interesse.

I membri del comitato scientifico, dei gruppi di esperti scientifici e dei loro gruppi di lavoro, così come altri esperti esterni che collaborano con l’EFSA, sono selezionati in base alla loro competenza ed esperienza scientifica e secondo criteri di obiettività e trasparenza. Nel corso del processo di selezione vengono presi in esame anche gli interessi dichiarati dai candidati. Inoltre valutatori esterni indipendenti rivedono la valutazione delle richieste a divenire membro di un gruppo di esperti, in modo tale da garantire la massima omogeneità nel processo di selezione.

I pareri dell’EFSA rappresentano il risultato di deliberazioni collegiali, in cui ciascun membro ha pari voce in capitolo. Nessuno degli esperti può singolarmente esercitare un’influenza indebita sulle decisioni del gruppo, fermo restando che le opinioni di minoranza vengono verbalizzate. 

9 luglio 2013
External Scientific Report
2 luglio 2013
Durrës, Albania

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