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Parere del Gruppo di Esperti Scientifici sulla Salute e il Benessere degli Animali (AHAW) su una richiesta della Commissione relativa agli aspetti della biologia e del benessere degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici

Numero domanda: EFSA-Q-2004-105
Adottato: 14 novembre 2005

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Sintesi

1. Sintesi sulla necessità di proteggere gli invertebrati ed i feti e criteri utilizzati (Domande 1 e 2)

Al Gruppo di Esperti Scientifici è stato chiesto di valutare le prove scientifiche disponibili sulla sensibilità e la capacità di tutte le specie invertebrate usate per fini sperimentali nonché di tutte le forme fetali ed embrionali di provare “dolore, sofferenza, angoscia o danni durevoli”. Tra gli indicatori della capacità di un animale di provare sofferenza si annoverano la memoria a lungo termine, la plasticità del comportamento, l’apprendimento complesso e la possibilità di percepire dolore. Alcune specie invertebrate: (i) possiedono una memoria a breve e a lungo termine; (ii) manifestano capacità di apprendimento complesso, come l’apprendimento sociale, l‘apprendimento per condizionamento, la capacità di discriminazione e generalizzazione, l’apprendimento di inversione; (iii) mostrano percezione dello spazio e capacità di costruire mappe cognitive; (iv) mostrano forme basilari di inganno; (v) nel condizionamento operante eseguono attività appropriate per rafforzare i comportamenti corretti o per evitare punizioni; (vi) possiedono recettori sensibili agli stimoli nocivi, collegati tramite tratti nervosi a un sistema nervoso centrale e ai centri cerebrali; (vii) possiedono recettori per le sostanze oppioidi; (viii) modificano le proprie risposte a stimoli che risulterebbero dolorosi per l’uomo dopo la somministrazione di analgesici; (ix) rispondono a stimoli che sarebbero dolorosi per l’uomo in modo da evitare o ridurre i danni all’organismo; (x) si dimostrano non intenzionati a sottoporsi nuovamente a una procedura dolorosa, palesando in tal modo di essere in grado di imparare ad associare eventi apparentemente non dolorosi a eventi apparentemente dolorosi. Le caratteristiche appena descritte possono manifestarsi in una certa fase dello sviluppo nell’uovo o nel grembo materno. Queste informazioni sono già state utilizzate per trarre conclusioni sulla sensibilità.

I ciclostomi (lamprede e missinoidi) possiedono un sistema di percezione del dolore simile a quello di altri pesci e un cervello molto simile. È stato dimostrato che i cefalopodi possiedono sistemi adrenalici e di percezione del dolore, un cervello relativamente complesso, simile a quello di molti vertebrati, una capacità cognitiva significativa (tra cui una buona capacità di apprendimento e una buona ritenzione mnemonica, soprattutto nei polpi), temperamenti individuali e sistemi elaborati di segnalazione e comunicazione, soprattutto nelle seppie e nei calamari, che mostrano rapidi cambiamenti di colore dovuti all’emozione, possono vivere in gruppi sociali e intrattengono relazioni sociali complesse. I nautiloidi hanno molte caratteristiche analoghe a quelle di altri cefalopodi, possono rintracciare altri individui, vivere a lungo e sono animali pelagici attivi. I crostacei decapodi più grandi hanno comportamenti complessi e sembrano possedere un certo grado di percezione cosciente. Sono dotati di un sistema di percezione del dolore e di una capacità di apprendimento notevole. Alla luce di tali informazioni, si conclude che i ciclostomi, tutti i cefalopodi e i crostacei decapodi rientrano nella categoria degli animali attualmente protetti. Sulla base di argomentazioni analoghe sono state raccolte prove lampanti di elaborazione sensoriale e capacità analitica e predittiva nei ragni Salticidi, che sono testimonianza di una sensibilità maggiore rispetto a qualsiasi altro invertebrato, fatta eccezione per i cefalopodi; sono tuttavia scarse le prove dell’esistenza di un sistema di percezione del dolore e, per tale motivo, per il momento questi ragni non vengono inseriti nella stessa categoria. Anche i tunicati liberamente natanti si trovano nella zona limite, alla quale si avvicinano inoltre gli insetti sociali e gli anfiossi.

Se vi è il rischio significativo che il feto di un mammifero o il feto o l’embrione di un animale oviparo come un uccello, un rettile, un anfibio, un pesce o un cefalopode sia per un certo periodo di tempo sufficientemente sensibile da soffrire o comunque trovarsi in una condizione di scarso benessere nel corso di un esperimento condotto su di esso in utero o nell'uovo o dopo l'asportazione da questo ambiente, questi animali devono essere inseriti nell’elenco degli animali protetti. La fase di sviluppo in cui tale rischio risulta sufficiente perché si renda necessaria la protezione è quella in cui possono emergere le normali funzioni locomotorie e sensoriali di un individuo in maniera indipendente dall’uovo o dalla madre. Per gli animali terrestri questa fase si instaura in genere prima del momento in cui il feto diviene in grado di sopravvivere senza assistenza al di fuori dell’utero o dell’uovo. Per la maggior parte degli animali vertebrati, la fase di sviluppo in cui vi è il rischio di percezione di uno scarso benessere durante lo svolgimento di una procedura sperimentale coincide con l’ultimo terzo dello sviluppo nell’uovo o nel grembo materno. Per un pesce, un anfibio, un cefalopode o un decapode questa fase coincide con il momento in cui il nuovo organismo è in grado di nutrirsi da solo e quindi non è più dipendente dall’alimentazione fornita attraverso l’uovo.

Le specie ovipare precoci, alcune delle quali respirano alla schiusa, danno prova di sensibilità prima della schiusa e negli ultimi giorni precedenti la schiusa.

Anche se nel feto di un mammifero si possono osservare risposte fisiche agli stimoli esterni, le prove raccolte suggerirebbero che in talune specie, forse per buona parte dell’ultimo terzo dello sviluppo, la percezione cosciente è inibita nel feto fino al momento in cui quest’ultimo non inizia a respirare. È possibile che nel feto di un mammifero si verifichino episodi transitori di aumentata ossigenazione, al di sopra della soglia richiesta, e quindi vi sia una certa percezione cosciente. È evidente che esiste il rischio, per quanto limitato, che il feto di un mammifero qualsiasi possa in talune occasioni risentire, nel corso di una procedura sperimentale, di uno scarso stato di benessere, dovuto talvolta a dolore. Se il feto di un mammifero viene separato dalla madre e inizia a respirare, il suo livello di sensibilità aumenta fino a raggiungere il grado osservato in questi animali dopo la nascita. Inoltre, dovrebbe essere garantita una forma di protezione dagli stati emotivi delle madri gravide, al fine di salvaguardare eventuali conseguenti modificazioni del comportamento e del benessere della prole.
Quando si esegue su un feto un esperimento che potrebbe produrre dolore in un individuo della stessa specie appena nato o appena schiuso , deve essere praticata l’anestesia o si devono somministrare analgesici, sempre che gli agenti utilizzati non aumentino in maniera significativa le probabilità di mortalità fetale. Nel caso in cui non fossero disponibili agenti anestetici o analgesici adatti, l’impiego di tali procedure su questi feti dovrebbe essere vietato. Se vi sono probabilità che l’esperimento provochi una risposta infiammatoria duratura suscettibile di persistere anche nel periodo post-natale, andrebbe garantita all’animale la protezione dal dolore e dalla sofferenza. Si deve preparare una lista di anestetici e analgesici adatti all’uso negli animali gravidi e nei feti.

2. Sintesi della necessità dell’allevamento di animali per fini sperimentali e criteri utilizzati (Domanda 3)

Le specie elencate nell’allegato I della direttiva 86/609/CEE sono quelle che devono essere “allevate appositamente” per essere impiegate in esperimenti (salvo in presenza di un’esenzione specifica). I criteri utilizzati per l’inserimento delle specie nell’allegato I non sono stati definiti chiaramente e, di conseguenza, non sono disponibili informazioni sui motivi che hanno prodotto tale decisione. Pertanto, la Commissione ha chiesto all’EFSA di pronunciare un parere scientifico sui criteri scientifici che potrebbero essere impiegati per stabilire in quali casi gli animali da utilizzare negli esperimenti  dovrebbero essere allevati appositamente e, in base a tali criteri, stabilire quali specie attualmente usate negli esperimenti soddisfino questi criteri.

Il gruppo AHAW è del parere che l’inserimento di una specie nell’allegato I in quanto animale “allevato appositamente” conferisca un elevato grado di sicurezza che agli animali di quella specie verranno garantiti  sistemazione , assistenza e  benessere  adeguati. Grazie alla  situazione sanitaria ed alla gestione negli  allevamenti, può esservi maggiore certezza della qualità di vita dell’animale e, di riflesso, del conseguimento di risultati scientifici migliori e quindi di una riduzione del numero di animali necessari per gli esperimenti. Se si considerano questi fattori separatamente, per la stragrande maggioranza degli esperimenti scientifici la raccomandazione che tutti gli animali utilizzati nelle indagini scientifiche siano appositamente allevati avrebbe un merito sia per il benessere degli animali stessi sia dal punto di vista scientifico. Tuttavia, prima di pronunciare tale raccomandazione, è opportuno considerare una serie di altri fattori di rilievo. Le conseguenze dell’inserimento di tutte le specie potrebbero, per esempio, comportare una perdita di diversità genetica, la generazione di un numero elevato di animali in eccedenza e significativi ritardi del progresso scientifico. È stato pertanto adottato un approccio orientato alla valutazione dei rischi, nell’ambito del quale il gruppo ha analizzato i potenziali benefici e le conseguenze avverse dell’inclusione di ciascuna specie nell’allegato I. Sono stati in particolare considerati due aspetti: il benessere animale e la qualità scientifica. Per entrambi questi aspetti sono state percorse tre tappe: individuazione dei rischi, valutazione dell’esposizione e valutazione delle conseguenze.

Si è tenuto conto dei criteri suggeriti dal gruppo di lavoro degli esperti tecnici (TEWG) organizzato dalla DG ENV (2003), che sono stati inglobati in un processo di valutazione per la revisione dell’inserimento nell’allegato I di ciascuna delle specie solitamente utilizzate in laboratorio. I criteri impiegati dal gruppo AHAW sono stati i seguenti: l’esistenza di una normativa che tutela il benessere degli animali, la presenza di animali geneticamente  modificati, la salute e  le caratteristiche genetiche degli animali, la domanda, l’applicazione dei risultati alle popolazioni di allevamento o selvatiche e la cattura degli animali selvatici.

Si consiglia che, ove possibile, gli animali utilizzati siano di standard uniforme, affinché vi sia un controllo valido ed efficace sulla  affidabilità genetica degli animali, lo stato microbico, la nutrizione, la socializzazione nei confronti dell’uomo e di altri animali (per esempio, furetti, cani e persino roditori) e l’ambiente. Idealmente tutti gli animali dovrebbero essere appositamente allevati; nella pratica, tuttavia, sono necessarie alcune eccezioni. Le eccezioni si  dovrebbero prevedere quando, ai fini della ricerca, è necessario utilizzare un particolare ceppo o una particolare razza, o nell’eventualità in cui l’allevamento ritardi il progresso scientifico, sempre che si preveda che i dati scientifici ottenuti da tale ricerca siano di buona qualità; in altri termini, le autorità competenti  dovrebbero valutare i potenziali effetti negativi sulla ricerca nell’eventualità in cui l’esonero dall’impiego di animali allevati appositamente venga rifiutato (86/609/CEE: articolo 19, paragrafo 4). Gli animali geneticamente  modificati (di qualsiasi specie) devono essere inseriti nell’allegato I.  Il riesame di tutte le specie solitamente impiegate in laboratorio ha portato alla conclusione che, a eccezione della quaglia (Coturnix coturnix), tutte le altre specie elencate nell’allegato  dovrebbero continuare a essere appositamente allevate e che  dovrebbero essere aggiunte altre specie, vale  a dire: criceto cinese (Cricetus griseus), gerbillo della Mongolia (Meriones unguiculatus), due specie di Xenopus (X. laevis e X. tropicalis) e due specie di Rana (R. temporaria e R. pipiens).


3. Sintesi dei metodi umanitari di uccisione degli animali (Domanda 4)

Al termine di un progetto di ricerca quasi tutti gli animali vengono sacrificati ed è importante che ciò avvenga in maniera umanitaria, ossia provocando meno sofferenza possibile agli animali. La maggioranza (85-90%) degli animali utilizzati nella ricerca sono piccoli roditori; tuttavia, di necessità (poiché si cerca di includere tutti i metodi per tutti gli animali), la relazione tratta in larga parte i metodi utilizzati negli animali di grandi dimensioni. Il parere del gruppo AHAW fa affidamento sulla relazione allegata al presente parere, in cui figurano dati recenti tratti da tre precedenti autorevoli relazioni sull’uccisione umanitaria degli animali, vale a dire: 1) la relazione scientifica sugli aspetti del benessere delle pratiche di uccisione e stordimento degli animali per le principali specie commerciali (EFSA, 2004, http://www.efsa.eu.int); 2) Close et al. 1996/1997 (approvato dall’UE per l’uccisione umanitaria degli animali di laboratorio); 3) la relazione dell’AVMA (2000) sui metodi di uccisione applicati a tutti gli animali. Il parere non ripete ciò che già è stato trattato con dovizia di dettagli in queste relazioni; abbiamo tuttavia aggiunto una sezione in cui si analizzano, se del caso, nuovi dati per ciascun metodo, si traggono conclusioni e si pronunciano raccomandazioni. La relazione e il parere scientifico tengono conto delle varie tecniche di uccisione degli animali, a partire dai metodi elettrici e meccanici per finire con i metodi gassosi e con le iniezioni. La sezione sull’uso degli agenti gassosi è molto dettagliata, essendo la più ricca di nuovi dati, con oltre 20 nuovi articoli pubblicati negli ultimi 10 anni, di cui molti relativi agli animali usati più di frequente in laboratorio. L’interpretazione dei dati varia. I metodi raccomandati per ciascuna specie sono riportati nelle tabelle dalla 7 alla 14 al termine della sezione; in generale, tuttavia, abbiamo fatto riferimento alle linee guida comunitarie esistenti (Close et al., 1996/97), se non diversamente specificato. Il gruppo AHAW è del parere che questi metodi potrebbero essere modificati, ma soltanto in presenza di una motivazione scientifica e di una raccomandazione formulata da un’autorità competente; i metodi raccomandati quindi rappresentano il punto di partenza standard. Abbiamo inoltre valutato questioni più generali, tra cui la garanzia della morte, la formazione del personale, l’uccisione di animali per il prelievo di tessuti e la supervisione, la selezione del metodo e, qualora ciò inficiasse l’esito scientifico, la raccolta di informazioni sui metodi utilizzati nonché sulla loro efficacia ed efficienza.

 

Pubblicato: 22 dicembre 2005
Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2007